L’anśucca del mi pappà

L’anśucca del mi pappà

Dinni “zucca”

Mi par brutta

Ma anco “śucca”

Sembra frutta…

A ‘un sape’

Nè fa e nè dì

Hó deciso a fa così 

-Hai capito bel mi te?!?-

Ni vo mette nòme 

“anśucca o ‘nśucca”

Com’anśuccaro dorcione 

Missa drento minestrone 

riso, lessa e anco fritta

Pare guasi ‘n bel chiorbone.

Un’anśucca gialla

La zucca, regina autunnale della verdura prodotta nei nostri orti, è un autentico capolavoro, una natura morta dai colori vivaci, di gran consistenza e con una superficie perfetta. 

In Valpedogna, nel paese di Piegaio del comprensorio di Pescaglia, viene omaggiata di una festa in cui si premia l’esemplare piu bello e, assicuro, la scelta è difficile, perché sono tutte bellissime.

Un “frutto” che ha molteplici utilizzi e di facile conservazione che, grazie al suo gusto “dolcione” ( agrodolce) si sposa con molte pietanze e si presta come ingrediente principe in molti piatti: risotti, ravioli, creme, fritture, contorni ed anche dolci.

Si consumano la polpa ma anche i semi di alcune varietà che possono esser salati e serviti come “stuzzichino” per aperitivo magari abbinati ad un “chiodino” ( vino bianco macchiato con Campari o Aperol )

La zucca è ricca di elementi nutrienti come il carotene e molti sali minerali ed ha proprietà antiossidanti, diuretiche e calmanti.

Per “zucca” si intende anche la testa dell’uomo:

Śucca pelata

Che sta nelle prata

Sòna il tamburo 

Un calcio nel cxxx!

Una volgare zucca pelata e lucente

A Lucca viene chiamata “anśucca” o addirittura “nśucca” storpiando il nome corretto in italiano come avviene per molte “parlate” vernacolari o dialettali.

Allo stesso modo viene detto “anśuccaro” lo zucchero che è anch’esso dolce e utilizzato in cucina non solo per le torte ( a Lucca sono famose quelle coi becchi di erbi -bietola- ) ma anche per smorzare la componente acida del pomodoro.

La zucca dipinta dall’artista Pepper Pepper di Ghivizzano

Nel sonetto alla méglio intitolato “A Viareggio” ho trattato il tema del campanilismo che divide ( ed è causa di esclusione ) la città di Lucca dalla famosissima località di mare.

I lucchesi chiamano Viareggio “Marina di Lucca” per vantare un proprio storico primato e controllo sul comune costiero. Un “vanto” quantomai inutile visto che il centro viareggino “camina co’ le su’ gambe” benissimo e si è sempre dimostrato indipendente e completamente autonomo.

Per ovviare a questo campanilismo insensato avevo fatto presente che anche “ner sugo ( ragù )vello bòno van l’ansucca ( zucchero cioè Lucca ) e ‘r sale ( salmastro cioè Viareggio ) insieme!

Un pescatore sul molo di Viareggio-china su carta acquerellabile

Se in quel sonetto intendevo zucchero qui intendo “zucca”.

Un’offesa per zucca paragonarla a certe “teste” di uomo!

Somiglia una chiorba, una capocchia, ma per fortuna, rimane una bella zucca!

 

Alcune anśucche del mi’ pappà ( come si dice nel Capannorese invece di “papà “ ).

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Versione 🇮🇹 

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La zucca di mio padre

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Mi sembra brutto 

chiamare questo ortaggio così bello

“Zucca” ( come si dice di una testa vuota )

ed anche a chiamarlo “śucca”, alla lucchese, sembra di intendere la frutta, i succhi di frutta…

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Per non saper nè leggere nè scrivere, dunque molto semplicemente, 

sai cosa ho deciso di fare?

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Di  battezzarla “anśucca” o “‘nśucca”

Come si dice, a Lucca, 

“anśuccaro” per il dolce zucchero.

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Poi, utilizzandone per il minestrone o per il risotto, lessandone o friggendone, 

sempre ad una grossa testa

sarà paragonata.

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
1Comment
  • il Lustro
    Posted at 09:53h, 27 Gennaio Rispondi

    Mi raccontava sempre il mi’ povero nonno che le cose altrui non si rubano fossero anche oggetti di poco conto o apparentemente abbandonati o disponibili in quantità enorme…

    Una volta mentre tornava a casa staccò da un filare una pigna d’uva; rientrato a casa dovette fare i conti col padre che lo spedì subito dal contadino a chiedere scusa ed a restituire il grappolo già mezzo spiluccato.

    Una punizione troppo severa?

    In fin dei conti di uva ce n’era tanta da buttare
    …e una pigna mancante non l’avrebbe notata nessuno,
    ..lui aveva fame in quel momento
    …se l’avesse chiesta al contadino non gliela avrebbe negata
    …cosa vuoi che valga un grappolo d’uva

    Possiamo trovare una scusa a molti nostri comportamenti sbagliati ma ciò non toglie che rimangano “comportamenti sbagliati”.

    Evidentemente una punizione efficace poiché mai mio nonno ha rubato in vita sua, mai lo ha fatto mio padre, mai l’ho fatto io, mai lo ha fatto mio figlio.

    Assistiamo quotidianamente a furti di ogni genere, dalla proprietà di una foto, ad uno scritto, al furto di identità diffuso nel web…

    In campagna, dove spesso non si può recintare i campi o le proprietà, arriva talvolta qualche fenomeno che “si serve” della frutta e verdura altrui ( si portano anche lo shopper ) o passa nei viottoli dove non ha diritto o danneggia sentieri e piante. In città c’è chi ti parcheggia davanti al cancello o nella tua resede o peggio ancora ti spacca la porta per rubarti qualche affetto e soprattutto la tranquillità del tuo nido…

    La “roba” a farla COSTA , io lai !!!

    Fatica, tempo, impegno, ingegno, sacrificio, salute, soldi e tante altre cose.

    Basterebbe domandare! I contadini e la gente di campagna sono persone oneste e anche molto generose perché molte sono cresciute in un’epoca in cui non c’era nulla ma se arrivava un amico all’ora di pranzo a trovarli sicuramente non si dimenticavano di invitarlo anche se da dividere sulla tavola ci fosse stato soltanto un grappolo d’uva!!!

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