L’uccelli tutti – Primavera nelle mutande

L’uccelli tutti – Primavera nelle mutande

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              L’uccelli tutti   

                 ( Primavera nelle mutande )

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Di vì a llà, si va la llà

ch’è riviensuta primavera;

acqua fenuta, ‘osì si spera 

si riprincipia a volicchià.

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Sicchè, giri avant’ e ‘ndrè

e, se ‘n fistio senti

guardi ‘n popò, qua e llà le genti

ma però ‘un ti voglin te.

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Intendi allòra pogo doppo

che l’uccelli girelloni

fancazzini e cantatori

t’han cor fistio fatto locco.

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Sia pe’ dritto ch’arovescio

è ‘n continuo canticchia’

e ‘l bello, ha’ voglia di cerca’

lo trovi te, luqquì trebesto?

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‘Un è ma’verso di vedello!

Lu’ ti fistia na sonata 

e, facci’ ‘n’ inno o ‘ ‘na caata,

te ‘n sai mai s’è tordo o merlo!

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Fate ammodo vesto mese

ar viavai de’ barbagianni 

d’un trovanne ‘n meśz’a panni

o nelle mutande stese!

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Oh Bi! Lo sai ver che ti di’o?

Bòn pe’ lòro che hanno l’ale

l’occhi bòni e gambe uguale;

fussi ‘osì, canteréi anch’io!

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Dice ‘r sordo “Sento ‘n tordo”

e rammento “Canta merlo!”

Ma ‘ racconto, quello méglio

Ve lo di’o sennó l’iscordo:

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C’era ‘n prete di ‘ampagna 

che le gente contadini 

ni rompevino i cosini 

sempre co’ la stessa lagna:

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“Padre, ‘un s’ha di che mangià

che si da ‘ que bamborini

che ‘un s’ha pane nè quatrini

 …salacchino d’annusà?”

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“Fate come l’uccellini

campan solo dell’amore 

co’ ‘na briciola e ‘n boccone

e ‘un ne fan tanti casini!”

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“Sarà ‘n briciolin cristiano !”

fece vella più ‘gnorante

ch’era meno praticante

“ma quanto fistiin, sor pievano!”

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Un tordo sassello

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versione  🇮🇹

 Tutti gli uccelli

     ( Primavera nell’intimo )

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D’ora innanzi 

si procede tranquillamente 

in quanto è tornata la primavera;

le piogge dovrebbero esser terminate, questo ci auguriamo, 

e si inizia quindi ad uscire in giro.

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Dunque,

andando avanti e indietro casualmente

può capitar di udire un fischio 

e interrogando con lo sguardo 

le persone intorno capire

che non son stati loro

a chiamarti con quel suono.

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Realizzi soltanto dopo 

che sono stati gli uccelletti 

cantanti, vagabondi e giramondo

a farti fesso fischiando.

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Un po’ in ogni direzione

il cinguettare è instancabile 

e ciò che è davvero  incredibile

è la difficoltà di individuare l’autore

( di quella melodia).

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Chi potrà mai trovare questo animaletto dispettoso?

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Non è mai modo di vederlo!

Lui cinguetta

e, che suoni un inno o lo accenni e basta,

non riconosci, celandosi egli,

se si tratti di un merlo oppure di un tordo!

In questo mese che pullula di uccelli

si deve prestare attenzione 

che anche un barbagianni

non si possa trovare tra il bucato steso 

magari nascosto all’interno del vestiario intimo.

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Sai, bambino mio, cosa ti posso dire?

Che sono fortunati tutti gli uccelli 

poiché hanno le ali ( per volare )

una vista buona

e tanta invidiabile salute:

se fossi io come loro

probabilmente canterei ( di felicità);!

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( In una filastrocca popolare )

un sordo dice di udire un tordo cantare 

e ricordo un modo di dire comune che recita

 “Canta merlo ( finché puoi )!”

Racconterò comunque una novella più ironica, 

lo farò adesso 

prima di dimenticarmene:

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Un parroco di campagna era continuamente infastidito 

dai paesani affamati che così si lamentavano:

“Signor parroco, non abbiamo di che dar da mangiare ai nostri figli 

poiché non disponiamo nè di pane nè di denaro…

non possiamo soltanto far annusare loro il profumo del pesce sotto sale!”

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Ed il parroco:

“Dovreste fare come gli uccellini che,

senza lamentarsi tanto, 

vivono soltanto di amore e poche briciole di pane!”

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“Signor parroco, vivranno anche di queste poche e sante briciole

– replicò una donna poco devota ma molto sboccata –

ma quanto fischiano ( soffrendo ) !!!”

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de Il Lustro

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I tre merli – illustrazione per l’omonimo libretto in vernacolo

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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