Come va di moda l’ansalata!

Come va di moda l’ansalata!

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Come va di moda l’ansalata!

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A girà per e restoranti e per e bare all’òra di mangià si sente dì ‘na parola sortanto:

 ANSALATA.

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Òra vórei dì, l’ansalata è bòna e mi mi piace anc’a mè e ‘un c’ho nulla contro l’ansalata che sta lì, bòna-bòna e ‘n da nnoia a nessun, però che sia tutto vesto gran mangià, l’ansalata, ‘un me lo vienite a raccontà perch’ ‘un ci credo.

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‘Un vòi mia mette co’ tordelli, l’ansuppa, ir cuniglioro fritto, le striscine rifatte e le rovelle fritte e ripassate cor pomodoro?!?!

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Un piatto di tordelli d’autore.

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Che s’ha a mangia?”

“Per me un’insalatona…”

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“Signori avete già scelto sul menù?”

“Si, sì, insalata tutt’e due!”

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“ Ecco a lei la nostra carta delle insalate…”

“ Per me insalata con germogli e mais e tofu..”

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Le cose son due, o è per ‘un ispende o en tutti a dieta!

Di siuro, quando po’ arivin a casa, passin prima dar frigorifero…

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Ma siccome bisogna adeguassi alle mode, anco mi pà, siccome aveva visto che si mangiava l’ansalata co’denti lunghi, alla fine ha sbottato:

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Me l’avete a dì voi, quala qualità volete…quella No che è amara, quella no che s’infila fra ddenti, quella a figlioli ‘un ni piace…”

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Bisogna sapé che a mi pà, se ti dice della roba dell’orto , c’è da sta attenti a rispondini perché se ni dici di valche ortaggio che l’hai mangiato, visto o sortanto sentuto mentovà, po’ ti tocca mangianne per un mese a ffilo perché lu’ ne fa anco per el maiale.

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Allòra, prima di risponde, ho fatto i mi ragionamenti e ho deciso d’indà prima ar supermercato per capicci méglio varcheccosa.

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M’apposto dietro i coomeri per guarda’ la gente quala piglia ma sieee, ‘un si vedeva mia nulla.

Allòra son indato alla cassa ma i clienti c’avevin tutti ir lettorin der “presto-spesa-bottega” sicché ‘un potevo mia sta lì a gufanni la rilettura.

Alla fine n’hó chiesto alla ‘ommessa se mi poteva aiuta’ le’:

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Signorina, scusi eh, me lo poterebbe dì quala ansalata comprin le gente?”

“Che sarébbe a dì? Le comprin tutte sennò che si terebbin a fa noiartri?!?”

“Si, ma quale chiedan di più?”

“Dipende…a bamboretti ni garba la Regina de’ ghiacci, l’aisberg, perché scricchiola ‘n bocca…chie la vor divide la piglia Romana, i pelati ni garba la Ricciola, la lattuga è per e vecchietti che c’han i pappagallini, l’indiviosi piglin l’ansalata Belga…”

“Io lai, siam finiti a Linea Verde” – ho pensato.

Allora n’hó ridomandato:

“Ma quala vendete di più?”

“ A pensacci ben quelle che si vendin come ‘r pane en vellelì: ansalata ambustata e ansalata ambustata marca Śittellon, sempre nella busta ma più piccina, per un solo”.

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Detto fatto, ringraśzio e vado via per anda’ all’agraria a prendini le seme a mi pà.

Arivo all’agraria e ni chiedo:

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L’avete le seme dell’ansalata ambustata?”

“Eh?”

“L’avete le seme o le piantine dell’ansalata ambustata?”

Lu’ si guarda cor su collega e piglia ‘na bustina di semi d’ansalata quarsiasi.

“Ma è vesta vì l’ansalata ambustata? O quando si pianta? O come si pianta?”

Mi fa lù:

“Piantela quando ti pare basta che tu la sotteri con la busta e tutto sennò ‘un ti viene”

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Òra son qui che ‘un so se portanni o no a mi pa’, se po’ la semina subito e ne vengan tre bigonge chi la mangia tutta? ‘Un mi toccherà mia a me?

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de Il Lustro

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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