Il vero LINCHETTO visto da Il Mandelli

Il vero LINCHETTO visto da Il Mandelli

Il vero Linchetto visto da il Mandelli

“E’ lungo lungo e fino fino e mi scherza e mi fa i dispetti” diceva il Mandelli al bar.
“L’ho visto anco ier sera mentre scappava su per la vigna di Attiglio”.
Stentavano credergli gli amici del bar, d’altro canto il Mandelli, con la sua vecchia bicicletta, non rientrava mai a casa senza trasportar dentro di se almeno tre litri di vino nero.
Perché a quei tempi il vino non era bianco o rosso, era nero e basta; Soprattutto era di quello buono, non “fatturato con i solfiti” e si mesceva nei decini al banco a file di un metro.
Il tragitto, benché breve tra il bar e la sua misera casa di corte, era pieno di curve anche dove la carreggiata era rettilinea e piuttosto poco illuminato tra un lampione e l’altro. Si rischiava di finire in una fossa o schiacciati da valche machina se ‘un si stava attenti.
“Di sicuro era nella stalla a fare le trecce alle vacche di Baldo” continuava il pensionato “ o a stintignare il naso a qualche bamborino”.
Più che un piccolo elfo, un diavoletto solitario, un animaletto a quattro zampe, uno spirito dall’aurea di fuoco poteva sembrare un alieno, dai racconti del pensionato, assimilabile a bambino nel fisico ma dell’astuzia e della cattiveria di un satanasso dispettoso e “spregioso figlio di un sette”.
“L’altra notte ‘un m’ha fatto mai dormì ” raccontava “mi saltava sul petto che mi faceva mancà il fiato”.
Come se di fiato i vecchi ne avessero da regalare specie a quell’età e dopo aver bevuto tutto quel nettare d’uva francese.
“E la roba, la roba che mi sposta!!! Me la tramuta di qua e di la’ che alla fine un mi ci rinvengo più indove l’ho messa!”
Mai era stato sposato il Mandelli e da giovane doveva essere stato un tappezziere o in manifattura a arrotolare i sigari oppure alla Cantoni a inscatolare le rocchette di filo. Ora le mani gli tremavano del tremendo delirium di chi beve e, di chi beve, aveva il colorito vinaccia e gli occhi “impallati” e quella buzzetta caratteristica che parte dall’alto della pancia dove risiede lo stomaco rilasciato e il fegato sotto spirito.
“È andato di sicuro anche da quella sposina che ha preso marito domenica, a danni noia, a falla litigà, a sfanni le lenzola, sennò a liscianni i peli sotto” vaneggiava il moderno Bacco  “c’è andato perché lo sentivo ride…”
“Oh Mandelliiii, ma che capelli ritti hai!?!”
“Capelli ritti si, ma paura mai!” Rispondeva l’uomo e anche quella sera, dopo aver fatto benzina abbondantemente, inforcò la biciretta per andare a dormire.
Tre giorni di non certificata assenza dal bar fecero preoccupare l’amico e vicino Baldo che volle andarsi a sincerare che il Mandelli stesse bene.
Lo rinvenne sdraiato a pancia in giù nella stalla, dove di solito parcheggiava il suo biciclo; un grosso ematoma violaceo, più scuro del suo già scuro colorito, faceva intuire che doveva essere caduto battendo la testa: da ubriachi difficilmente si cade cautelandosi con le braccia.
Non c’era sangue ma solo vomito e urina sul pavimento in battuto, forse era morto dopo pochi minuti, forse svenuto poi morto nel freddo di quella notte d’inverno, probabilmente il Linchetto gli aveva fatto l’anchetta, poi non si era reso conto dell’accaduto.
Sicuramente i due avevano poi fatto pace.
il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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