Il Volto Santo

Il Volto Santo

Anno 742 d.c.

Un barroccio trainato da buoi percorre le istrade franche, bianche di polvere e marmettola, a lato del fiume Lucido, che dalle terre di Lunae arrivano, per la fascia di rocce Carfaniana, nella piana semipaludosa lucense.
Il carro, per quanto povero e semplice, è molto diverso da quelli costruiti in quelle valli; ha qualcosa di moderno e vecchissimo, forse le pesanti ruote raggiate  in ferro, opera di sapienti fabbri  o il sedile di legno simile all’ebano coperto di pelle trapuntato di chiodi.
Trasporta un carico prezioso e antico,  pare arrivi dall’Oriente e che appartenga ad un uomo che ha assistito al più grave delitto compiuto in tutti i tempi. La statua lignea, perché di una statua consiste questo carico, viaggia da oltre 700 anni, ha transitato per le Persie,superato Antiochia, la magna Grecia, le terre dell’Alba, le terre di altri zingari slavi, poi la Francia e da lì, dirigendo verso il caput mundi in Roma, vuol sostare nelle terre vescovili di Lunae per omaggiare una grande antica civiltà.
Alcuni narrano sia arrivato per mare, abbia attraversato il Mediterraneo scongiurando l’attacco dei pirati e le flotte di navi che presidiano questo mare chiuso e poco profondo.
Il primo vescovo Giovanni, dalla vicina e amica repubblica Lucense, importante e autonoma capitale religiosa e commerciale, in sogno è stato allertato di questo grandioso avvenimento; quindi ha raggiunto l’alleato apuano  per eseguire il da farsi con questa importante icona acheropita. I due vescovadi sono legati come i due astri del cielo, Lun e Luk, luna e luce, luna e sole.
Non è casuale che il porto di Luni sia un golfo a falce per omaggiare la luna e Diana e che la piana di Lucca sia una conca a triangolo tra i monti che, libera di impedimenti,guarda il sole sorgere ad est.
Alla fine il carro è partito e Lunae ha conservato solo una delle tante reliquie nella base di esso contenute. Questa reliquia altro non è che sangue; il sangue de il corpo, che poi sarà  immesso in un’ampolla di argento per essere venerato e custodito nei secoli.
Un’ampolla identica è nella sacca di broccato sul sedile della carrozza su cui siede l’eminenza; sarà portata assieme al crocefisso nella chiesa intolata a Frediano di Lucca, Santo illuminato che fu vescovo e ingegnere bonificando la piana lucense e erigendo ventotto pievi.
Il barroccio ora percorre le strade romane che costeggiano un fiume che si chiama Lucido “per non intorbidir mai e che produce squisitissime trote”.
Ogni paese, lungo gli argini di questo fresco torrente, ha un mulino per macinar castagne e grano.
Ogni paese, in questa valle, ha una fortificazione, ponti, pietre, fontane e chiese.
Malgrado la dominazione dei romani ne abbia cambiato l’aspetto e, la successiva conversione al cristianesimo il culto, i popoli lunigiani e apuani mantengono una loro cultura e tradizione, che Giovanni chiama “pagana” o “profana” perché celebra la terra, l’acqua, la montagna, gli eroi dei villaggi, i raccolti e la caccia.
Ad ogni paese il carro si ferma, la statua lignea viene esibita e decantata dal portavoce del vescovo negli slarghi antistanti le misere chiese. La gente si raduna, si fa il segno della Croce, cerca invano di toccare la statua, corre a chiamare i famigliari che sono al lavoro nei boschi e che non sono al corrente di questo sensazionale accadimento.
Pontremoli, Ceretoli, Dobbiana, Bagnone, Fivizzano, Regnana, Giuncugnano…
In ogni paese arriva la testimonianza dell’esistenza di Gesù, scolpita nel legno di cedrus da Nicodemo e dagli angeli che deposero il Cristo dalla croce;
Furono Nicodemo e Giuseppe , secondo gli scritti, i primi depositari e custodi del corpo, del sangue, dello stesso Graal;
Ad ogni paese viene lasciata una reliquia, un pezzo di stoffa, una scaglia del legno, una miniatura della statua, un simbolo di venerazione per i popoli che verranno.
La reliquia si sommerà o andrà a sostituire gli oggetti di culto presenti nelle chiese, le pietre, le statue tele, le rappresentazioni dipinte e scolpite a significare che “esiste un solo corso”, un solo credo.
Dallo spartiacque sui monti, terminato l’iter nella valle lunense, ora la comitiva scende nella Carfaniana e nella valle intermedia: Castelnuovo tra le fortezze, Barga la bella e misteriosa, Mozzano e il suo fiume, Decimo, Ottavo, Sesto, infine, varcato l’Auser nel guado di Moriano,  a Lucca la Santa.
Superato l’anfiteatro il barroccio giunge alla quadra muraria nel varco settentrionale.
I popolani ed i signori, recatisi al mercato, si premurano di avvicinarsi alla carrozza recante lo stemma vescovile ignorando il mezzo meno nobile. Sono  ancora inconsapevoli dell’immenso tesoro trasportatovi.
Il carico viene quindi svelato, vien deposto dal carro, scoperto dai tappeti ed arazzi che lo avvolgono, mostrato trionfalmente alle genti lucensi che lo acclamano.
I più dei lucchesi non sono coperti che da stracci ma intendono tributare il Crocefisso scolpito a modo loro, con un dono: frutta appena raccolta, una cesta intrecciata, seta lavata sui Fossi.
Altri sono accorsi con una brocca d’acqua, delle uova cavate il mattino stesso o una catena di rosario confidando venissero benedetti.
L’altare maggiore della chiesa di Frediano, fatta velocemente sgomberare, lo accoglie.
Le guardie sulla porta di ponente e i fedeli che si sono riuniti sul sagrato passano la notte con mistica gratificazione, per svegliarsi al mattino con l’alba; prima di andare nei campi e alle bestie vogliono vedere ancora il Santo Volto scolpito, vogliono godere della sua benedizione per i loro figli, i loro campi, i loro animali.
Con stupore misto a spavento il Cristo non si trova più nella sua sede; il vescovo, rimasto a pernottare negli appartamenti della canonica, viene chiamato da un capo delle guardie che piange tremando per la disgrazia e presagendo quella che sarà la sua punizione per la tragica sparizione.
Contemporaneamente arriva dal vescovo un nobiluomo; viene fatto entrare, il vescovo, pallido e madido di sudore, si volta a ascoltarlo, capendo soltanto quattro parole:
“Crux – est – ecclesia –  Giovanni”
Magicamente, come era scomparso da San Frediano, il Crocifisso è riapparso davanti la Cattedrale di San Giovanni e Reparata: la città di Lucca è salva
Testo di fantasia liberamente ispirato alla leggenda Leobiniana sul l’arrivo del Volto Santo a Lucca
il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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