“Goduto io, goduto tutti!”

“Goduto io, goduto tutti!”

 

“Quand’hó goduto io

Han goduto tutti!”

Solea dire il Massutti

Omo già vecchio stantio
Diceva e po’ prendea
Ner canestro urtimo fio
E godeva, guasi nell’oblio
Mentre l’occhi chiudea
Che poi è anco risaputo
Che chi l’urtimo prende
È pure il primo a scende
Per scarogna nell’imbuto!
Ma a lu’ non n’importava mia
Anzi ni garbava guasi
Votare lesto tutt’i vasi
Del mangiare e dell’osterria
‘un n’aveva mia der bisogno
Tanto era già ricco sfondato
Ir nonno era Caporal di Stato
su pa’ sposato bene a Vorno
Delle mogli ‘un n’avea vorsute
Diceva che tanto costavino
Difatti tutt’ i sordi andavino
Rimpiattati et in bona salute.
Insomma l’urtimo voleva sempre
Dicea ch’era il più bono:
L’urtimo campo, metato, toro
Sorso o cuniglioro da prende
E pigliava poi per nulla
perché lecito e’ chiède
Poi quando l’altro un vede
Un popo’ di tutto si trastulla.
Successe che a una festa
Giocavino i ragassi
A tirare come i sassi
L’ultima di tante pèsca.
E se a uno ni cascava
Quello era il più grullo
Lo chiamavino peoro o citrullo
E quello sitto che gonfiava…
Alla fine la pesca dove andiede?
Ma dimmi te ! Oh Pagani!
Tra tanti posti strani
Propio dal Massutti al piede!
E quello, poghe seghe,
Siccome ch’un ce n’era altre
E po’ , l’aviin rubba a Valte
L’agguantó e la morsiede.
Il probblema or’era anco vesto:
Que’ ragazzi, erino ragazzacci,
Facevino  l’ispregi a poveracci
Che ni fregava s’eri retto e onesto?!
Ir pomo l’avevin tiro apposto
Drento il perugino appestato
Mi’a quello bono già assaggiato
Ma pescato con il gitto di nascosto.
Nati da ‘n cane! Delinguenti!
Massutti ‘un fece grinsa vella sera
Però du giorni dopo era il colera
Che era indato fanni spaventi.
E stiede sciorto per tre giorni
Sopra il comodo al cacotto
Devoto, come pochi a San Papotto
Indava e indava senza torni
Alla fine, poveraccio, ‘un ce la “fece”!
E scusatimi il gio’o di parole
Che ‘un si impara certo nelle scuole
Ma méglio indando al bare del paese.
E il bare c’era veramente tutto
Chi portava un fio
Chi un vino del su’ zio
Chi un etto di presciutto
Il festeggiato era lu’, il Massutti
Beato aveva mangio l’urtimi
Da morto veniva ora tra primi
Anzi primo! e po’ di diétro tutti.
Redazione Se
Novelletta di fantasia, riferimenti a luoghi e persone puramente casuali.
il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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