Pall’e ròte

Pall’e ròte

Pall’ e rote

Se la mi’nonna avea le palle?

Si’uro che l’haveva!
Ha ‘onosciuto la miseria
E ‘un fumava mi’a le canne!
E po’ era  ancho caretto
La pruetta la portava
Potava e po’ sarchiava
Per e campi in Paduletto.
Sicché avea pall’e rote
E io tre nonni in gamba
Perché un era morto prima;
L’ho vorsuto mette’ a rima
Ricorda’ quando si amba
Tra ‘ problemi di nepote.

Succede spesso che ci si lamenti di quanto dura e difficile sia la vita.

Ogni epoca ha le sue problematiche e così anche quella attuale sicuramente non fa sconti: pessimi programmi televisivi, rincaro dei carburanti, strade piene di buche, poco campo per gli smartphone…

La generazione delle mie nonne, che erano classe 1915 e 1920, ha vissuto forse altri drammi tra cui, per primo, la guerra.

Unica fortuna, vivendo entrambe in campagna, che il cibo non mancava se pure, nelle famiglie numerose, dovesse venire molto razionato.

Gli stessi abiti venivano passati dal figlio più grande al più piccolo, spostarsi ci si spostava a piedi, spesso scalzi, le comunicazioni avvenivano verbalmente. 

Aggiungerei anche con molto rispetto, indipendentemente dal fatto che agli anziani ed alle persone importanti si dava del “voi”,  per una forma di “amore” per la vita e le persone.

Un amore così può passare?

Non credo, però lo si può trascurare o dare per scontato…

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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