Stay: immanenza e trascendenza de La Briscola

Stay: immanenza e trascendenza de La Briscola

 

-Stai?

-Stó!

-Come sei messo?

– Son lì!

La briscola da bar è forse la maggiore delle pratiche immanenti post-aristoteliane e trascendenti post-platoniane che si praticano nel mondo contemporaneo.
I giocatori si dividono in due categorie, distinte dalle coppie-squadre, identificabili in trascendenti e immanenti.
I primi consegnano il susseguirsi della partita a un’entità superiore- Dio, fortuna, casualità- nella speranza che il match si risolva con una pescata “miracolosa”, un intreccio di carte proficuo, una ricca raccolta di punti fatta di carichi e figure che porti la mano e le mani successive oltre i 60 punti della vittoria.
Allora si innescano una serie di coincidenze favorevoli, le carte nel seme di briscola vengono ripagate dal compagno con carichi da 10 e 11 punti, capita che il giocatore ultimo a giocare la mano ha l’asso o il tre dello stesso seme giocato dal primo così, se gli avversari non hanno “fermato” con una briscolina, si mettono in casa punti facendo “il suo”, ovvero il carico dello stesso seme, “schiacciando”.
“Trascendente” è appunto colui che trascende, che non sa frenarsi e alla realtà delle cose, che va al di là, ricerca nell’esterno, attribuisce a un’entità superiore, differentemente da “trascendentale” dove si intende ricercare le ragioni di questa stessa realtà inesplicata.
Per il giocatore trascendente una partita sfortunata sarà da attribuire a jella, maledizioni, malocchio, animali, prelati, divinità e antenati.
Il giocatore immanente è altra cosa:
la realtà delle carte non intende mutarla, spiegarla, giudicarla.
“Le carte sono nelle carte”
Il significato di queste risiede in loro stesse; le carte hanno un principio e una fine;  le carte SONO; i giocatori non possono mutarne l’essenza, il valore, la distribuzione; possono soltanto gestirne il corso, provare momentaneamente ad avvantaggiarsi di quelle che appartengono loro o attendere: stare, appunto.

“Quel che non si può dire è necessario tacerlo”

diceva Wittgenstein e

“ anche per il pensiero c’è un tempo per arare e un tempo per mietere”.

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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