Sembrar la Tata

Sembrar la Tata

La Tata

( un sonetto “alla méglio” ovvero come mèglio riesce )

La Tata, ‘un l’ho ‘onosciuta

Però me l’han descritta:

Avea le chiappe ritta

Bassotta e ‘n po’ carnuta;

Era ‘na donna di vita

E avea anch’ un ber giro 

Così “tondina”com’un tino

Chiassona forte e colorita.

Labbri rossi, pupporon

Da donna protuberante 

( A quell’òra viste toghe )

Domandiede la pension:

“Marchette fatte tante

Ma bòne poghe”.

La Tata da giovane, immagine di fantasia

La Tata era una donna di vita molto conosciuta in città.

Di statura bassa e parecchio in carne ( un discreto giro vita, sicuramente non il 90-60-90 teorizzato nei canoni ) si vestiva piuttosto discinta ed usava truccarsi pesantemente abbondando soprattutto con il rossetto che prediligeva in colori assai vistosi.

Era un modo di dire “Sembri la Tata!” per apostrofare le ragazze che eccedevano nel trucco o osavano un po’ troppo nell’abbigliamento per rimandarle a cambiarsi in camera o, nel bagno, a lavarsi via il mascherone dal viso per uscir di casa.

Risiedeva nella Pelleria brulicante di botteghe e laboratori ed era molto popolare e benvoluta tra la gente. Un VIP tutto lucchese che si spostava nelle vie parlando a voce alta in modo assai colorito come è tipico dei quartieri. Ci si dice “come stai?” urlandocelo a cinquanta metri di distanza e si “discorre” con ogni persona che si incontra indipendentemente dal fatto che si conosca o meno.

Nei suoi giri salutava il droghiere, il merciaio, il macellaio, quello del deposito, il tabacchino, il custode delle carceri ( della vicina San Giorgio ), il panaio, il restauratore, il fabbro, il calzolaio, il barista e tutti quei personaggi che, come lei, rivestivano un ruolo importante per la collettività nella vita nel rione.

Da giovane aveva lavorato forse alla Manifattura Tabacchi o alla Cantoni Cucirini; da anziana, ma sempre con il suo fare “plateale”, domandò ad un impiegato del vicino patronato, se le avrebbero dato o meno la pensione.

Questo le rispose ironicamente che non gliela avrebbero versata in quanto pur avendo totalizzato parecchie marchette ( le marchette sono le “prestazioni a pagamento” ma anche i bollini che attestano il pagamento dei contributi previdenziali sul libretto di lavoro ) di buone ne aveva ben poche.

testo basato sul ricordo dei residenti

Il centralissimo Bar La Patria e sullo sfondo la via Pelleria, titolo del quartiere che anticamente era sede di commerci e lavorazione delle pelli.

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
2 Comments
  • Mariella Trolese
    Posted at 19:16h, 06 Novembre Rispondi

    …ma è lo sguardo che colpisce, bravo Dario…come guardava la TATA, sfrontata, arrogante,rabbiosa, rassegnata o girandosi ci manda tutti affan….

    • il Lustro
      Posted at 15:59h, 07 Novembre Rispondi

      Purtroppo non ci sono foto, così me l’hanno descritta ed ho cercato di illustrarla!

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