Le tante voci di una città e la Viola

Le tante voci di una città e la Viola

Lucca drento ha tante voci:

Chie canta in biciretta 

cor vocione

Chie ha l’aradio 

Cor microfono finto

Chie dice delle castagne

De’ limoni e delle rose

Chie prega

E camina pari

Chie ti chiede un soldin

Per compracci una bibita

Chie vòle ‘na sigaretta 

E s’incazza se ‘un ni dai

Chie vorebbe la pension

Ma ‘un ha le marchette

Chie discore ne’parcheggi

E trova sempre da liti’a

Chie ni chiedi un passaggio

E po’ ti fermi a fa’ un vino ar bare.

Cos’è mai una città senza la gente che la abita ?

Una città fantasma forse!?!

E la voce è quella dei giorni lavorativi, dei personaggi del popolo più amati, quella dell’uomo che canta mentre attraversa le vie in bici infischiandosene dei passanti, quella della barbona che ti chiede una sigaretta e si imbestialisce quando le dici che non fumi, quella dell’uomo mitomane che a mani giunte prega nella via principale del centro e predica la fine del mondo, quella del parcheggiatore abusivo attaccabrighe, quella di un giullare con uno stereo al braccio che canta sul suo pugno fingendolo un microfono, quella del povero infelice che ti chiede una monetina per arrivare alla cifra che gli consente di comprarsi una coca-cola, quella della signora delle bancarelle che segue la stagionalità con i suoi prodotti …

…e quella del vetturino col calesse che ti da un passaggio, magari gratuitamente, con cui fermarsi ad un bar per bersi  in santa pace un bel bicchiere di vino.

 

de Il Lustro

Lucca com’era: La viola

Tutte le strade erano un pullulare di attività, di sommessi rumori di lavori casalinghi, di echi provenienti dalle poche radio esistenti e che normalmente ripetevano, trasmesse in diretta dalla RAI, le melodie di Giorgio Consolini, Nilla Pizzi, Flo Sandors, Natalino Otto, Luciano Taioli o il Trio Lescano accompagnati dalle orchestre dirette dai maestri Cinico Angelini o Pippo Barzizza.
Ma almeno una volta alla settimana tutto questo veniva annullato dal passaggio di un carrettino trainato a spinta, sul quale era posta una viola a carica manuale che, utilizzando dei nastri di carta opportunamente cosparsi di piccoli fori corrispondenti alle note.
musicali, copriva ogni altro suono divulgando le canzoni o le melodie liriche più conosciute.
Le piccole offerte elargite, venivano buttate in strada dalle finestre, molto spesso avvolte in un pezzo di carta gialla, di quella con la quale il macellaio aveva confezionato la striscina di carne acquistata per il pranzo domenicale.

di Carlo Rossi

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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