La striscina, la rovellina, il Macelladro

La striscina, la rovellina, il Macelladro

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Monologo di un macelladro 

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La gente vol discóre,

Venghin vì a ffà le mattie…

“Ve-le-lì-‘un-en-mia-le-mie!?

No, no, en dure, nossignore…”

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Ma tutti polpa ‘un si pò avè!

Se tu intendi solo ‘r ténero…

Bada tecco ‘un è più povero!

Poere bestie le voi mascè?!?”

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L’aveito a mente velle ‘òsce

Colla ciccia bella soda?

Sie, vorebbin solo ‘r magro

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Dican frolle ‘nvece en mòsce

Tutti ar màrkette di mòda

E ti dan der macelladro.

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L.

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Ogni località e ciascun luogo ha i suoi modi di nominare le cose…

Dal macellaio ad esempio si può domandare una fettina di carne o un girello di salsiccia o delle lombatine da far impanate e fritte, alla milanese, o dei salumi.

Dal macellaio lucchese usando questi termini troppo “ufficiali” si rischia di non esser capiti o che ci servano il prodotto sbagliato.

Perché la fettina di carne a Lucca si chiama “striscina”; sarà l’idea che ce la fa apparire più piccola ma sempre della stessa superficie, sarà per il costo della carne ( in città siamo assai parsimoniosi… ) quindi con una striscina più leggera si ha lo stesso risultato visivo con un prezzo più modico.

In fondo si mangia “ancho colle palle dell’occhi, mi’a colle ganasce ebbasta!”.

Il girello di salsiccia,  poi, viene detto “cornocchio” come la pannocchia del granturco, per la somiglianza nella forma a bitorzolo. Anche lì se è un po’ tirato, cioè asciutto e stagionato come la pannocchia, si va sul risparmio perché pesa “un popo’ meno”.

O come sarà bòna la sarciccia sparmata fresca sur pane?!?

La braciola impanata che in tutto il mondo si chiama “milanese” a Lucca viene detta “rovellina”, forse perché viene “arrovellata” cioè passata arrotolandola prima nell’uovo quindi nel pan grattato.

La rovellina cucinata alla lucchese consiste nella fettina impanata e fritta che, per non essere sprecata, quando si impana se ne producono spesso in eccesso, viene rifatta in padella con un soffritto di pomodoro,cipolla e capperi ben tirato.

A volte viene arrotolata e chiusa con uno stuzzicadenti e allora prende il nome di “topino”

I “salumi” poi non si sa cosa siano benché si vada quotidianamente dal “salumiere” a comprare il biroldo, sanguinaccio insaccato fresco con l’uvetta o la soppressata, altro insaccato ricavato con i pezzi meno utilizzati del maiale.

“Der maiale ‘un si butta via nulla”

Sono detti “affettati” i salumi in genere serviti al taglio: presciutto, salamin, mortadella, cóppa, meszina ( o pancetta) e tutti gli altri.

Gli stessi “affettati” che si servono a Lucca sono presenti sui banchi di altre cittadine ma hanno nomi diversi.

A Pescia chiamano “cóppa” la nostra soppressata o “rigatino” la nostra meszina.

Carni e salumi non sono un’esclusiva perché sono più o meno gli stessi prodotti delle altre province toscane e italiane però a Lucca hanno nomi diversi.

“L’importante è intendisi”

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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