Viette a misura di carro e di treno

Viette a misura di carro e di treno

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Proprio ieri, parlando con la giovanissima fiaccheraia cittadina che sta continuando la nobile attività del vetturino Quartuccio, discutevamo di quanto strette fossero molte vie e vicoli di Lucca. Alcuni dei più pittoreschi, come ad esempio il vicolo dell’Altopascio, vengono da lei transitati per far vedere ai passeggeri degli scorci poco conosciuti di un centro storico davvero ricco e speciale. La pillola di storia scritta da Enzo46 svela le ragioni di queste dimensioni.

Lustro

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Viette a misura di carro e di treno

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La poca distanza tra fabbricati nelle città medievali come Lucca dipendeva dal fatto che lo spazio dove poter costruire, interno alle mura, non era illimitato ed il costante aumento della popolazione obbligava ad usufruire di tutto il terreno edificabile per inserirci il maggior numero possibile di abitazioni.

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Via Buia – china e acquerello

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Vivere isolati nelle campagne medievali non era certamente il massimo della sicurezza e, quindi, fu proprio questa necessaria densità abitativa che diede origine a strade particolarmente strette.

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L’importante era lasciare lo spazio per il transito di un calesse, di un carretto. Ma quanto poteva essere largo un carretto? “Roma docet”, Roma insegna, e Lucca, ricordiamo, è stata per secoli una importante colonia romana.

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La maggior parte delle antiche strade non era lastricata e quindi, in totale assenza di manutenzione, potete ben immaginare la profondità e pericolosità dei solchi creati dalle ruote nella terra battuta.

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Gli antichi Romani si accorsero che chiunque transitava con un carro avente una carreggiata diversa da quella dei solchi esistenti, rischiava seriamente non solo di rompere il proprio carro ma, essendo una ruota nel solco e l’altra fuori, in molti casi il carro si inclinava pericolosamente.

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Il carro, anche quello a trazione animale, dall’epoca dell’Impero Romano in poi, dovette avere quindi per necessità la massima larghezza di “due glutei di bue affiancati” inoltre, tutte le coppie di ruote dei carri dovettero obbligatoriamente avere la stessa carreggiata e questo modo di costruire non venne più cambiato.

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Il fiaccheraio Quartuccio

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Adesso, anche se c’entra poco con Lucca, viene il bello! Misurando la distanza tra i solchi lasciati dai carri romani lungo le strade lastricate in tutta Europa, si ottiene una larghezza che, più o meno, corrisponde ai 1435 millimetri dell’attuale distanza tra due binari ferroviari!

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La conferma che questa “similitudine” sia molto più di una leggenda è arrivata negli anni 80′ con il ritrovamento, nei pressi di Castellammare di Stabia, di una villa romana dalla quale vennero recuperati due antichi carri romani.

La carreggiata, ancora misurabile, risulta molto, molto vicina a quella indicata nel post e corrisponde allo scartamento ferroviario standard utilizzato in quasi tutto il mondo!

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di Enzo46

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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