“Ai Fossi” e il marchio “Seta Lucchese”

“Ai Fossi” e il marchio “Seta Lucchese”

.

Ai Fossi

 

.

Seicent’anni

E ‘un s’enno neanco mossi

I pesci ‘n via de’Fossi

Che notino tra ‘panni;

Di sotto urtima porta 

Guardino fila’ e tèsse

Sentano le sante mésse

E stènde seta in scorta;

Restino i muri e lòro

A tetto tante altane

Po’ a mèszo lo stellario

Un orto centenario

Tre ponti e tre fontane

E l’acqua ‘r su’ ristoro.

.

.

 

Ai Fossi ( via del Fosso ) – versione 🇮🇹

.

Dopo oltre seicento anni
ancora non si sono spostati di lì
e continuano a nuotare tra i panni
i pesci di via del Fosso ( 1 )

Da sotto all’ultima porta medievale ( 2 )
ammirano filare, tessere e stendere la seta
( sulle altane per poi essere immagazzinata )
ascoltando le Sante Messe ( 3 )

Restano soltanto ( 4 ) loro,
ossia i pesci,
e gli edifici …

poi in alto molte altane
in mezzo ( al tratto ) la Madonna dello Stellario ( 5 )
un orto botanico antichissimo ( 6 )
tre ponti e tre fontane
e l’acqua ( gran ricchezza per Lucca ) :
un vero ristoro con la sua frescura ed abbondanza.
.
.
Note:

( 1 )la via del Fosso viene detta dai lucchesi ” i Fossi” o “via de’ Fossi” era la via dove veniva lavorata la pregiata seta lucchese.
( 2 ) Porta San Gervasio e Protrasio ( sui Fossi ) e Porta San Salvatore, che invece è sui Borghi, sono le ultime due porte visibili delle mura medievali.
( 3 ) Lucca è città famosa per le sue cento chiese, non è impossibile che la eco delle celebrazioni arrivasse fini ai pesci che vivono sott’acqua.
( 4 ) “soltanto” è detto in tono ironico poiché l’area è densa di fascino e storia
( 5 ) il monumento con la statua raffigurante la Madonna dello Stellario divide in due tratti il canale cittadino.
( 6 ) l’orto botanico comunale fu fondato ufficialmente nel 1820 da Maria Luisa di Borbone, ma l’interesse lucchese per il mondo vegetale è assai più antico.

il marchio “Seta Lucchese”

I Fossi, ossia il pubblico condotto di Lucca, furono forse la madre dello sviluppo economico e manifatturiero nella nostra città. Una crescita nata nell’acqua e attuata grazie all’acqua dove furono affinate “moderne” tecniche per la lavorazione della seta che sfruttavano l’energia idraulica.

Lanifici, concerie, tintorie, mulini e altre attività situate in Lucca dal medioevo al XVII secolo, sfruttando l’acqua corrente, si localizzavano sempre in prossimità di un fiume, ruscello o canale.

Il baco da seta ( detto “firugello”), allevato nelle nostre campagne fino agli inizi del secolo scorso, veniva nutrito di foglie di gelso su delle specie di cannicci che i contadini disponevano nelle soffitte, capanne e fienili.

Il baco produceva un bozzolo il cui filo veniva ritorto, bollito, risciacquato, tinto, ordito e disposto su rocchetti pronto per andare sul telaio.

Tutte queste attività comportavano un notevole fabbisogno idrico che il Fosso di Lucca, il pubblico condotto che la attraversa da nord a sud nell’omonima via, soddisfaceva completamente.

Le architetture di quest’area si modificarono per essere funzionali alla nuova esigenza, così, a distanza di secoli, è ancor possibile ammirare gli stenditoi della seta chiamati “Altane”.

Quella adiacente la Madonna dello Stellario è una delle tre che sono tuttora visibili.

Il controllo qualità, oggi definito Q.C, a Lucca esisteva già e seguiva standard assai rigorosi.

L’organo preposto a vigilare sul prodotto finito, la preziosa seta lucchese oltre che sul rispetto della filiera e la “correttezza” del produttore era la Corte dei Mercanti .

Nella piazzetta sul’ angolo via Fillungo, via Sant’Andrea  venivano eseguiti i controlli, verificati i marchi di fabbrica e apposti i bolli sulle pezze di seta prima della commercializzazione.

La “pena” per chi non rispettava i canoni richiesti dal Marchio “seta lucchese” poteva andare da una semplice ammenda, alla distruzione del lotto prodotto, all’accusa pubblica di “falsario”.

Le pezze di seta che non superavano i controlli venivano bruciate in piazza San Michele.

di Enzo46 e il Lustro 

.

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
1Comment
  • il Lustro
    Posted at 10:20h, 26 Dicembre Rispondi

    Il Pubblico Condotto, un canale di 13 Km che dalla zona di Ponte a Moriano trasporta verso sud l’acqua del Serchio, fu costruito nel XIV secolo. Da tutti conosciuto come il “fosso”, non ha avuto il solo scopo di proteggere le mura della città medievale ma è stato determinante nel successivo sviluppo economico e produttivo di Lucca. La forza motrice necessaria per tutte le fabbriche, i laboratori e le officine, esterne o interne alle mura, veniva ricavata dalla rotazione di più o meno grandi ruote mosse dalla forza generata dallo scorrere dell’acqua. Quando il fosso era troppo distante, attraverso una serie di derivazioni che nascevano da aperture chiamate “bocche di presa”, i lucchesi riuscirono sempre a portare l’acqua là dove serviva e quindi, di queste derivazioni, ne furono realizzate molte. Per fare un solo esempio, nell’iniziale bacino di espansione del fosso (a sinistra nell’immagine) se, sporgendovi un poco, date uno sguardo alla parte interna del paramento, noterete una “bocca di presa” la quale, attraverso un canale sotterraneo, portava la forza motrice necessaria ad una fabbrica presente lungo via dei Bacchettoni. Dopo che aveva esaurito il suo compito, sempre attraverso canalizzazioni sotterranee, l’acqua poteva rientrare nel fosso oppure, come nell’esempio preso in esame (a destra nell’immagine), veniva scaricata fuori dalle mura per immettersi nel fossato esterno, andare poi nella Piscilla, in seguito nell’Ozzeri e infine nel Serchio. Dall’esterno, osservando le nostre mura con attenzione, ancora oggi sono ben visibili alcuni di questi “buchi” aperti nella parte più bassa del paramento di mattoni. Tutte le opere di canalizzazione lucchesi sono state possibili perché c’erano uomini con una perfetta conoscenza delle pendenze del territorio ed in grado di calcolare i dislivelli necessari a far scorrere l’acqua nella direzione voluta… Di Enzo 46

Post A Comment

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: