Il Prato(Fiorito) dei miracoli e le monete d’oro di Pinocchio

Il Prato(Fiorito) dei miracoli e le monete d’oro di Pinocchio

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“Induve l’acqua bianca

doventa nera

lì è ‘r tesoro di Barbanera”

( Diceria popolare lucchese )

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Prato Fiorito in una foto di Claudio Pasquini

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Tutta la Mediavalle si lega, a mio parere, alla strepitosa storia di Pinocchio. 

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Le peculiarità, i personaggi e gli stessi toponimi di questi luoghi raccontano un quadro che, secondo questa mia verosimile teoria ( documentata in pillole e illustrazioni ) rappresentano la reale ispirazione dello scrittore Carlo Lorenzini detto “Collodi” ( pseudonimo dal nome del paese della madre ). 

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Il racconto, uno dei libri più letti al mondo, è stato interpretato sotto varie chiavi di lettura: morale, politica, religiosa, mistica, esoterica, fantastica.

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Questa mia lettura si va a sommare alle tante che riconoscono un po’ degli elementi di Pinocchio in giro per la Toscana.

Alcune legano la storia a Firenze, dove il Lorenzini visse per molti anni, a San Miniato dove il padre lavorò presso i marchesi Ginori ed altre persino a Lucca, città ampiamente frequentata dal Collodi per lavoro, dove lo scrittore aveva molti amici tra i quali un giocattolaio; le marionette di questo negoziante avrebbero, secondo alcuni, dato il La per la stesura della prima “Storia di un burattino” del luglio 1881.

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Prato Fiorito in una foto di Claudio Pasquini

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Già ho associato il paese dei balocchi a Bagni di Lucca, terra dei mammalucchi, le famose statuine di  cartapesta e di gesso ma anche paradiso del gioco e dei divertimenti con le sue terme e le sale da gioco. 

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Detta associazione è cosa assai conosciuta nel posto tanto che vi viene festeggiata una giornata dal titolo “Il paese dei balocchi “. 

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È sicuro che,  nei tempi di Lorenzini, il paese di Bagni rappresentasse una città di gran moda frequentata da nobiltà, letterati, artisti e da tutto il jet-set mondiale. 

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È altrettanto sicuro che il Lorenzini, per recarsi da Collodi a Lucca, oltre che da Gragnano ( dove ancora si può ammirare la famosa quercia ), passasse per Benabbio scendendo nel paese delle terme…

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Prato Fiorito, foto di Alessandra Lunatici

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Il Prato Fiorito dei miracoli 

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Molte sono le leggende legate al singolare monte “calvo” al cui apice si trova appunto Prato Fiorito.

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Parliamo delle streghe che qui si recavano a celebrare i propri riti, dei diavoli che vi si aggiravano liberi urlando o di un drago alato che, nei fragorosi giorni di nubifragio, dalle strette di Cocciglia sembra si elevasse in volo per atterrare in questo misterioso luogo.

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Alle leggende si accompagnano poi gli omaggi del sommo poeta Dante, si dice che vi si recò per scrivere il suo Inferno , del nostro Giovanni Pascoli ( vedi il racconto “La Cunella” ) e di Lord Byron , arrivato con il Grand Tour dell’aristocrazia europea a Bagni di Lucca, la cui firma è ancor visibile incisa su di una roccia.

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Le tracce degli antichi popoli liguri sono ancor testimoniate sia nei graffiti interni alle tante grotte sia nelle varie tombe e reperti. Non si ha  alcuna prova invece, ma soltanto teorie, del fatto che i romani vi avessero edificato un tempio dedicato a Esculapio, dio della medicina, della guarigione e dei serpenti ( un serpente verde appare anche  in Pinocchio per morire “spanciandosi” dalle risate ).

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Prato Fiorito detiene infatti in questo “campo” ( perdonate il gioco di parole )  il primato della maggior varietà di piante medicinali. 

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Innumerevoli specie sono state qui censite e raccolte fino agli anni ‘60 figuriamoci nei tempi antichi laddove l’erboristeria unita a pratiche alchimistiche e forme di “stregoneria” popolare rappresentavano l’unica e “miracolosa” opportunità di guarigione. 

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Prato Fiorito foto di Alessandra Lunatici

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Il campo dei miracoli 

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Un “campo dei miracoli”  magico e pagano,  dunque , quello di Prato Fiorito, delimitato ai quattro punti cardinali, forse protetto o più probabilmente arginato ( a contenere spaventevoli fuoriuscite ) da quattro chiese cristiane.

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Una serie di sentieri e strade percorreva il crinale di queste colline rendendole vive e abitate: un territorio di traffici e scambi tra i popoli. 

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I commerci ebbero luogo fino all’epoca recente ( antecedente all’unità d’Italia ) quando, varie sorte di contrabbando, che eludevano regole e dazi dei vari signori locali, erano tacitamente tollerate.

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Pinocchio e il serpente – olio su tavola 60×90 del pittore Michele Lovi

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E le monete d’oro?

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I decenni che precedono la scrittura de “Le avventure di Pinocchio” furono caratterizzati da un pericoloso e famoso personaggio: il brigante Barbanera.

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Si narra che, per disperdere le proprie tracce, avesse applicato alle sue scarpe delle suole al contrario ( il tacco in avanti ).

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Il malfattore , assieme alla sua banda, si rese artefice di efferati omicidi e misfatti, molti dei quali ai danni dei parroci della zona, accumulando così una discreta fortuna. 

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Alcune testimonianze lo descrivevano come un uomo talmente parsimonioso da cibarsi il minimo indispensabile che viveva sulle colline della Controneria mimetizzato tra gli abitanti. 

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Questi, per paura, si guardavano logicamente assai bene dal denunziarlo o tradirlo poiché il brigante non si sarebbe fatto alcuno scrupolo di ucciderli.

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La vita solitaria nei boschi del posto valse a Barbanera il soprannome di “Vecchio della montagna”.

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Emblematico il racconto che, a dei gendarmi i quali ( non riconoscendolo ) gli avevano domandato se lui avesse avvistato il bandito Barbanera, egli rispose calmamente: “ Quando io ero lì c’era anche lui, quando me ne andai non c’era più”.

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La banda del Vecchio fu artefice della rapina al postale del Duca di Modena che trasportava le paghe della sua guarnigione: almeno una cassa di monete d’oro. 

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Per questo i “malanni” ( così Collodi apostrofa il Gatto e la Volpe ) furono processati e condannati a morte nella famosa ultima esecuzione capitale eseguita a Lucca. 

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La cosa bizzarra fu che ad esser decapitati furono soltanto i complici mentre Barbanera fu ghigliottinato soltanto in effigie ( a monito per gli spettatori ) in quanto il brigante, condannato in contumacia, non fu mai catturato.

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Si costituì egli stesso ai gendarmi solo nel 1859, molti anni più tardi, in quanto ormai vecchio e non  più in condizione da poter vivere randagio sulle colline.

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Morì poco dopo in carcere ma il suo immenso tesoro non venne mai ritrovato.

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Che fosse stato sepolto nei pressi di Prato Fiorito? Forse rimane nascosto in una delle tante grotte? O magari è inabissato nelle acque schiumose e bianche del fiume Lima laddove divenendo profonde ( e nere ) nello stretto canyon di Cocciglia si aprono abissi che sembra non abbiano fine?

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Una curiosità.

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Osservando al satellite la calvizie del crinale di Prato Fiorito si ha l’impressione di vedere un serpente verde come quello che, spaventando Pinocchio,  tanto da farlo cadere conficcato a testa in giù nel fango, morì sopraffatto dalle troppe risate.

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de Il Lustro

(c) Justinlucca.it

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La vista 3D dal satellite, la calvizie della collina sembra un “biacco”, un serpente dal grande testone “fiorito2

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Cenni storici e leggendari di Virgilio Contrucci

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questa mia prima illustrazione riprende una vecchia cartolina d’epoca inserendovi i vari personaggi…il Pinocchio sul davanti è la caricatura di un glabro-amico di Bagni di Lucca con la passione per le fiabe e gli gnomi.

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
2 Comments
  • Sofia Marcher
    Posted at 23:49h, 04 Febbraio Rispondi

    Spesso il termine “piazza dei miracoli” viene confuso con un altro: Campo dei Miracoli. Quest’ultimo un campo immaginario, presente nel racconto Pinocchio, dove il burattino veniva invitato dal Gatto e la Volpe a piantare degli zecchini d’oro per ottenere un albero delle monete. La similitudine tra “piazza dei miracoli” e “campo dei miracoli”, unita al fatto che molte famose piazze italiane si chiamano appunto “campo” porta a questa confusione.

    • il Lustro
      Posted at 18:30h, 06 Febbraio Rispondi

      Grazie per l’interessante precisazione.

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