Il “Mangia-fòco” di Barga

Il “Mangia-fòco” di Barga

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Arlecchino smise di recitare:
– Per tutte le stelle del cielo! Quello che vedo là in fondo è il Pinocchio”

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È abitudine del parlato barghigiano, ma anche di quello garfagnino, di precedere il nome di persona dell’individuo al quale ci si riferisce con un articolo determinativo singolare.
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Così riferendosi a Ugo si dirà “l’Ugo” , a Cristoforo si pronuncerà “Il Cristoforo” e per Maria diverrà “La Maria”.
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Una prassi diffusa anche in altre province italiane, specie aldilà dell’appennino, che non ritengo abbia un senso specifico o, se ne ha uno, è forse quello di identificare come unica quella persona che si sta menzionando ; di Maria, nome comunissimo tra i devoti e non, ce ne sono molte, ma “la Maria” è una e solo una.
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Un omaggio rispettoso nel parlato?
Un riguardo per la persona nominata per farla sentire “speciale”?
Una gratuita lusinga che tiene “da conto” sia l’interlocutore e l’interlocuito?

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Ecco il Giovanni!”
“Devo dirlo all’Andrea”
“Hai visto il Paolo?”
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Da questo pindarico ragionamento parto a spiegare il titolo dell’articolo “Il Mangia-fuoco” che vuol giocare con le due letture ad esso applicabili che sono ( o vorrebbero essere ) “Il SIGNOR Mangia-fuoco di Barga” ma anche “COLUI che a Barga mangia il fuoco”.
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Scrivendo semplicemente “Mangia-fuoco di Barga” tutto quello che “anderei” a dire avrebbe un gusto meno sapido ed anche meno misterioso mentre, è regola di ogni scritto ( e anche qui il Pinocchio di Carlo Collodi-Lorenzini insegna ), che le vicende si svelino poco alla volta lasciando il giusto suspense…

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Veduta di Barga

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Tutto noi conosciamo la città di Barga, uno dei borghi più belli d’Italia che, “sistemato” sul colle Remeggio, domina la media valle del fiume Serchio.
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La sua storia è davvero antica e importante e, per quanto fino ad oggi documentato, inizia dai liguri, passa dai romani, quindi dai longobardi, i marchesi di Toscana e, nelle dispute “comunali” lucchese-pisane, sceglie la Firenze medicea.
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Un “curriculum” lungo almeno tredici secoli, trascorso parallelamente a quello di Lucca sempre affrancandosi dalla vicina e potente repubblica, mantenendo la sua splendente e prestigiosa autonomia sia politica che religiosa.
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È questo lo stesso orgoglio barghigiano dei tanti emigrati che recondosi all’estero, soprattutto nel Regno Unito ed in America, si sono distinti in vari campi e, in molti casi, hanno fatto un giorno ritorno nella terra natia.

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Barga da sotto porta Macchiaia
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Simbolo di Barga è il duomo, luogo ricco di fascino e mistero, chiamato la “Collegiata di San Cristoforo”, legato a molte leggende ancor testimoniate da immagini e iscrizioni ( tuttora non svelate ) di matrice templare.

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Ma torniamo al titolo...
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Nell’intento di documentare, l’ispirazione di Carlo Lorenzini su Pinocchio , come collegata ai territori lucchesi e della Media Valle del Serchio, ho più volte immaginato il personaggio di Mangia-Fuoco, questo burattinaio circense crudele ma fondamentalmente tenero, associandolo alla zona di Fornaci di Barga.
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Ai tempi di Collodi il paesino consisteva di poche case localizzate nella zona più vecchia che porta, da Loppia, a Barga.
Il piccolo agglomerato era una semplice appendice della potente città sul colle sovrastante ma, nei tempi di Lorenzini, vantava già alcune fornaci in cui venivano prodotti i sempre più in voga laterizi da costruzione.
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Da qui il nome del paesello ( fornace, fornaci, forno, forni, fuoco, fuochi e tutto il resto…) dove ancora si nota, arrivando dalla via Nazionale, una gran ciminiera residuo dell’attività pregressa.
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Niente a che vedere ha invece il nome “Fornaci” con la successiva attività di fonderia dei metalli, arrivata tra l’altro dal pistoiese, che si è avviata sull’inizio del novecento e attorno alla quale si è poi sviluppato tutto il centro e l’economia locale.
L’epoca è successiva agli anni del Collodi quindi tale specifica produzione metallurgica non sarebbe ricollegabile al fuoco quanto quella della “cottura” nelle bocche dei forni dei mattoni.
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Era invece molto rilevante ( e lo è tuttora ) l’importanza della città di Barga ai tempi dell’autore e, nell’intento di voler associare Il Pinocchio ai territori nostrani, un luogo così storico, magico e magnificente quale Barga non sarebbe potuto mancare a simboleggiare una qualche ambientazione o personaggio del romanzo collodiano.

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Perché Pinocchio sei venuto nel mio teatro?”

Urlò il burattinaio, un omone così brutto con una barGaccia nera che dal mento toccava per terra…”
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Il Duomo di Barga al tramonto

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Una prima e più evidente liaison consiste senz’altro nella collocazione della collegiata del duomo che, in seguito ad una “rotazione costruttiva” avvenuta nel XII secolo, ha collocato il nuovo portale d’ingresso a favore del tramonto cosicché si potesse “gustare” ( o mangiare ) tutto il sole nel suo momento di fuoco.
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San Cristoforo, sul “cucuzzolo” più alto di Barga, vanta una panoramica terrazza con vista ad occidente sul profilo delle Alpi Apuane venendo soavemente illuminato in tutte le ore di sole: un’autentica “abbuffata” del calore e dello splendore di questa stella “nana gialla” la cui luce, in realtà bianca, filtrando l’atmosfera terrestre, assume nuance più calde oscillanti dal giallo al rosso fuoco.
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Un “pasto di sole” interminabile che, quando sembrerebbe esser concluso calando il sole dietro l’orizzonte alpino, si affaccia nuovamente passando per un’altra “bocca”: la sensazionale monofora naturale del Monte Forato.
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È questo un fenomeno bellissimo ed unico che avviene due volte nell’anno ( metà novembre e fine gennaio ) quando l’astro tramonta per ben due volte (affacciandosi cioè una seconda) e allineandosi perfettamente nell’arco del monte; una suggestione unica, questa illusione ottica del doppio-crepuscolo che ha affascinato l’uomo di ogni tempo ( e cultura ) e tuttora richiama un gran pubblico.
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I collegamenti tra il culto e l’astronomia solare sono fondamentali in tutte le religioni da quelle più primitive a quella egizia, dal paganesimo greco al cristianesimo.
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Cristoforo, letteralmente “portatore di Cristo”, nella mitologia cristiana e ortodossa, sembra fosse l’omone gigante dalle fattezze mostruose che traghettò sulle proprie spalle il bambino Gesù attraversando un fiume.
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Non a caso il Santo viene raffigurato con la testa di un cane ( così come il Dio Anubi che nel culto egizio conduceva le anime dei morti nell’aldilà ) e festeggiato il 25 luglio, inizio del periodo più caldo dell’anno detto “canicola” ( piccolo cane ): i 34 giorni in cui la stella più luminosa Sirio ( costellazione del Cane maggiore ) si uniforma nel nascere e morire al ciclo solare sono il suo lasso temporale di solleone.
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La “levata eliaca” , che nella sua ricorrenza annuale ( ogni 365,25 giorni ) ha dato origine al moderno calendario, veniva vissuta nell’antichità con gran misticismo, paura e speranza.
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Il doppio-tramonto “di bocca in bocca” illumina dal Monte Forato il duomo nel suo esterno ed interno facendovi anche ingresso, come per le famose piramidi, dal portale di San Cristoforo.
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Tralasciando poi la notevole ed abbondante simbologia templare ed esoterica presente nel Duomo ciò che è davvero stupefacente, tornando a Pinocchio, è la decorazione medievale posta a lato ( nell’ingresso originario e primitivo ) opera probabilmente di Biduino con soggetto il miracolo della “scifo d’oro”.
Una brocca d’oro, quella del coppiere ( cameriere addetto al riempimento dei bicchieri dei nobili ) Basilio ( o Adeodato ), bambino strappato ai genitori dai saraceni e ceduto all’emiro cretese Marmorino ( dalla lunga “mangiafuochesca” barba ).
Una parabola che passa per il distacco forzoso del bambino dai genitori e approda al ricongiungimento. Basilio, trascinato per i capelli da un impietosito San Nicola, verrà infatti restituito ai devotissimi genitori che avevano fatto preghiera di una sua intercessione.
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Il santo, commosso fino alle lacrime, si recherà in volo a Creta, accontentando i poveri coniugi.
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Non è questa in sostanza in sostanza la trama del Pinocchio di Lorenzini?
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Basilio è un bambino che si separa rocambolescamente dal padre e che, aiutato da un’entità benevola, si ricongiunge infine all’amato e sempre fiducioso genitore.
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Pinocchio lo stesso!

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Mangiafoco, quando si inteneriva, anziché piangere come tutti gli uomini, aveva il viziaccio di starnutire”
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Se immaginiamo la Cattedrale barghigiana come la testa di un uomo ( e il portale la sua bocca) il “grembiale” di barba che copre il petto e le gambe non sarà altro che lo splendido borgo di Barga che dalla collegiata arriva fini ai piedi del paese.
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I collegamenti della splendida Barga e del suo simbolico Duomo con l’opera di Collodi sono davvero notevoli e tutti, per mio parere, verosimiglianti.
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Se non fossero sufficienti quelli elencati ne svelerò ancora uno che reputo incredibile.
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La cattedrale di San Cristoforo testimonia il passaggio dei cavalieri templari che si insediarono nel castello barghigiano e tramandarono la loro tipica simbologia imprimendola nei marmi mediante graffiti.
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Un esempio tra tutti, la scritta misterica incisa sull’ingresso, la stessa presente in altri tre edifici religiosi toscani che, secondo alcune testimonianze, sarebbe stata presente anche nella chiesa lucchese di San Michele in foro.
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Importanti artisti hanno poi reso omaggio alla basilica con sculture, affreschi, bassorilievi e dipinti per tutto il medioevo.
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Si pensi ai due leoni che sorreggono il pulpito ma anche alle terracotta di scuola robbiana.
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Nel duomo barghigiano, vicino al pulpito, è poi visibile un graffito con un soggetto assai forte da rappresentarsi in un luogo sacro…

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Il disegno, assai stilizzato e basilare,

raffigura un impiccato.
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Un uomo ormai morto, così sembra, indossante una tunica, capo penzoloni, piedi rilasciati, braccia forse legate alla fune sopra la sua testa.
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Sopra si riconosce la carrucola, la corda con cui è stato tirato su, la forca, una specie di piedistallo.
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Anche Pinocchio fu impiccato, avvenne alla grande Quercia per opera di due “malanni”che si scoprirono essere il Gatto e la Volpe…
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Il caso vuole che l’uomo giustiziato abbia un cappello a punta ed un naso lungo come il becco di un uccello…
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Che il suo peccato sua stato di mentire con una pinocchiesca bugia?

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de Il Lustro
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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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