Lucignolo di Lucignana e il Cocchiere Ward

Lucignolo di Lucignana e il Cocchiere Ward

Continua il viaggio nei luoghi che, secondo me, hanno ispirato i personaggi e gli ambienti del Pinocchio di Collodi

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Con Lucignolo di Lucignana nella “Bagni dei balocchi-mammalucchi: il cocchiere Ward

“Fra gli amici di Pinocchio il prediletto si chiamava Romeo ma tutti lo avevano soprannominato Lucignolo poiché era secco e allampanato come il lucignolo nuovo di un lumino da notte.” ( capitolo XXX )

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Il recidivo e sfortunato Pinocchio, nuovamente salvato dall’amorevole fata, stavolta promette e giura di intraprendere gli studi e, di lì in avanti, “condursi sempre bene”. 

Il premio di divenire un effettivo ragazzo perbene è allettante e deve esser festeggiato invitando i compagni per una bella colazione.

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È qui che il protagonista si imbatte in Romeo detto “Lucignolo” e si fa convincere a seguirlo nel Paese dei balocchi. Un viscido cocchiere chi li accompagna torna a riprendersi i ragazzi, che dopo cinque mesi si sono trasformati in asini, per venderli al mercato confidando in un discreto guadagno…

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Nell’intento di documentare e collegare i personaggi ed i luoghi del racconto di Carlo Collodi alla Val di Lima ed ai luoghi di Lucca,   il punto di partenza è stato proprio la verosimiglianza de “il Paese dei balocchi” con Bagni di Lucca.

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“Il Paese dei balocchi è il più bel paese di questo mondo: una vera cuccagna; saremo liberi di far chiasso da mattino a sera! Dove vuoi trovare un paese più SALUBRE ?”.  Capitolo XXX

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Ogni anno la cittadina festeggia, nel suo importante e storico centro, una rassegna dal titolo ” Il Paese dei balocchi” poiché viene considerata cosa  tacita che il luogo di divertimenti e distrazioni descritto dal Lorenzini fosse proprio quel centro termale.

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È sicuro che, ai tempi di Lorenzini,  Bagni di Lucca con le sue bellissime terme, i locali e le tante sale da gioco, fosse l’autentica culla dell’aristocrazia mondiale.

Esistevano vari casinò e luoghi in cui intrattenersi suddivisi per nazionalità per incontrare differenti culture e ovviare alla diversità nelle lingue parlate dagli ospiti.

Vi erano bistrot per soli francesi, sale da gioco per inglesi, locali alla moda per clienti italiani.

La perla della Val di Lima, residenza estiva di molti artisti, poeti e intellettuali fu inserita nel Grand Tour d’Europa, il tracciato tra le città maggiormente di moda percorso dai giovani altolocati tra cui il poeta Byron e molti altri.

La cittadina era inoltre l’area di produzione delle famose statuine che ornavano i palazzi e le ville, i mammalucchi: riproduzioni artistiche, realizzate in cartapesta o gesso, di “balocchi “, soggetti religiosi e non,  conosciuti ed esportati in tutto il mondo dapprima dagli artigiani stessi che le realizzavano, i figurinai, poi dalle sempre più numerose aziende del comparto.

Un autentico “Paese dei balocchi” che pulsava di vita dove trascorrere, dalla primavera all’autunno per “cinque mesi”, oziose giornate a bighellonare tra feste, divertimenti e giochi d’azzardo.

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Il compagno che introduce Pinocchio a questa bella vita è “Romeo” ma viene da tutti chiamato “Lucignolo”.

Non lontano da Bagni di Lucca, sulla collina che si apre dopo la gola di Calavorno e prima dell’antico borgo di Ghivizzano, si trova un piccolo e vecchio paese, il cui nome è assai simile a quello del compagno di Pinocchio: Lucignana.

Vediamone la toponomastica.

Sarebbe quasi automatico tradurre “Luci-gnana” alla “terra di luce”, pensando a come Cicerone assegnava  l’aggettivo “lucensis” ( cioè “luminose” ) alle terre di Lucca. 

In Toscana esiste tra l’altro anche un paese Lucignano,  che invece deve il proprio nome al console romano Lucio Lucinio che lo amministrò. 

Nel caso di Lucignana la toponomastica ha radici un po’ più “terra-terra”.

Sembrerebbe infatti derivare da “Ilex”, il “quercus ilex” , comunemente detto “leccio”, è pianta assai diffusa su quella collina.

“Romeo” è poi aggettivo che indica la romanità, usato soprattutto parlando di strade.

I romani conquistarono le valli della Garfagnana intorno al II sec. A.C. spodestando i primitivi abitanti, i liguri-apuani e trasformando, nei secoli, l’ambiente circostante. 

I borghi furono fortificati, dotati di mura e edifici militari e vennero costruite una serie di strade che servissero agli spostamenti degli eserciti o per i vari traffici e commerci.

La già presente via Clodia, situata sull’altro lato del Serchio, fu collegata con il versante opposto, con nuove viabilità che, traghettato il fiume, dirigessero sia verso la Valle di Fegana, sia verso la strategica base di Ghivizzano. 

Il nome stesso del borgo, derivante dalla parola “Chiave” ovvero “Clave”, “clavidianum”, “Glavezzao” quindi “Ghivizzano”. lascia intendere quanto determinante fosse quella collina per il presidio della vallata. Con essa anche Barga, la Rocca di Cerreto e, logicamente, l’occhio di Lucca, ovvero il Monte Bargiglio.

Una nuova e più strutturata strada, costruita con la moderna tecnica dei romani, sarà certamente andata a servire anche il paese di Lucignana scansando la zona paludosa tra Calavorno e la parte più in basso di Ghivizzano.

C’è poi da dire un altro aspetto, assai singolare, ovvero che il nome “Romeo” ed il cognome “Romei” siano presenti e localmente diffusi tra gli abitanti di tutta la media-valle e della Garfagnana.

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Sarebbe così azzardato pensare che a ispirare il Collodi per il personaggio di Romeo-Lucignolo fosse stato proprio il paesello di Lucignana o un suo allampanato abitante?

Ogni paese di campagna ha degli autentici personaggi che non necessariamente corrispondono con lo scemo del villaggio o il più babbeo del posto.

È inoltre costume popolare affibbiarsi nomignoli tra paesani che talvolta corrispondano a luoghi o più comunemente ad animali… 

Frequentando i vari bar e circoletti non sarà così difficile incontrarvi il Gatto, la Volpe ( e verosimilmente viaggeranno a coppia ) oppure il Grillo…e, perché no, anche un tipo segaligno di nome Romeo che tutti chiameranno “Lucignolo”.

Nei tempi di Collodi questo signore, un boscaiolo-scansafatiche, un gran cercatore di funghi, un pescatore di frodo, un bighellone fiero della propria ignoranza, potrebbe essere entrato in contatto con il nostro Carlo.

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Altro luogo assai  rilevante per questa nostra storia “pinocchiesca”  è il Romitorio di Sant’Ansano situato sulla collina proprio sopra Lucignana.

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Il romitorio, per definizione “rifugio di un eremita”, ospitò il suo religioso custode dal 1300 circa ma fu inizialmente soltanto una chiesa, di origine romanica, già documentata nel XI secolo.

Il complesso, sovrastante la vallata, 

apparteneva ad una fortificazione chiamata “Rocca Pettorita” in seguito andata distrutta, che rientrava nella rete di punti di segnalazione difensiva situata sui vari “cucuzzoli” della zona.

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A Sant’Ansano si arriva in circa mezz’ora a piedi, facendo un bello strappo e superando vari punti assai panoramici, boschetti di quercus Ilex e leggendarie pietre con impronte demoniache. 

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La mulattiera che si percorre è ripida e dura: un sentiero davvero adatto ad un mulo oppure ad un asino !

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Certamente, nei secoli scorsi, quando la montagna rappresentava una risorsa, questo stradino sarà stato parecchio transitato dagli abitanti del luogo per trasportare i materiali del bosco in paese sfruttando, come è logico, schiena e zampe di muli o altri animali da soma.

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E la chiesetta del romitorio?

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Arrivando al piccolo ma suggestivo edificio ci troveremo davanti un gran campanile “bi-orecchiuto”.

Proprio così; le pietre che ornano l’apice del campanile di Sant’Ansano somigliano davvero alle lunghe orecchie di un somaro, un somaro come quelli descritti dal Collodi.

“E il conduttore del carro?” 

“Figuratevi, un omino untuoso come una palla di burro, con una voce carezzevole come quella di un gatto che si raccomanda al buon cuore del suo padrone”. (Capitolo XXXI )

Una figura piuttosto viscida e ambivalente quella dell’anonimo cocchiere detto anche “Omino di burro”.

Specifico “anonimo” poiché, a differenza degli altri personaggi principali, un nome per questo signore, non viene mai menzionato nel libro.

Senz’altro un uomo “da pochi soldi” pronto a vendere ignari bambini in cambio del vile ( e modesto ) denaro.

Quale uomo spregevole si prenderebbe gioco della buonafede dei ragazzi, deviandoli sulla cattiva strada, illudendoli, trasformandoli in asini,  per quindi venderli a pochi soldi?

Sicuramente un uomo crudele, un cinico e spietato affarista, un sadico ( tanto da morder l’orecchio di un ciuco) che non conosce scrupolo alcuno.

L’omino alla guida canticchiava:

“Tutti la notte dormon

mentr’io mai non dormo”

( Capitolo XXXI )

Il testo ermetico della canzone del conduttore del carro trainato dai 24 ciuchini ( notare che questi indossavano agli zoccoli non ferri ma stivaletti bianchi come alla moda nobiliare del tempo) svela l’animo cospiratore del burroso cocchiere che, invece di dormire, è ben sveglio come per tramare un qualcosa di losco…

Sarà per la somiglianza fisica, forse per l’attinenza del suo mestiere nel campo equino o, più probabilmente, per il gesto di vendere ciò che non gli appartenesse, ossia la vita delle persone, ma la figura del cocchiere di Pinocchio, ricorda parecchio un personaggio assai in vista nei tempi del Lorenzini: Tommaso Ward.

Il signor Tommaso, così lo chiamavano i lucchesi, “uomo piccolo di statura, audace e senza scrupoli, dallo sguardo vivace e intelligente”, iniziò la sua “gran cavalcata” come fantino, fu uomo di stalla del Principe del Liechtenstein e quindi impiegato nelle scuderie del palazzo Kinscki sotto Carlo Ludovico di Borbone infante di Spagna.

Conobbe, presso il Duca di Lucca, una carriera fulminea e inspiegabile che lo rese autore, se pur nell’ombra, di una sordida trama che costò un caro prezzo ai lucchesi: la perdita di un’autonomia che durava da ben sette secoli.

Andiamo per gradi. 

Il Ward arrivò a Lucca nel 1833 come stalliere, in poco tempo divenne cameriere personale del Duca, poi appaltatore e quindi direttore delle scuderie oltre che della casa reale. Un uomo talmente scaltro e capace di ovviare ai molti pensieri del suo padrone, da conquistarsi in pochi anni il titolo di Ministro delle Finanze e Plenipotenziario di Carlo Ludovico.

Un primo ministro e forse più!

È nell’ottobre del 1847 che, grazie all’attiva partecipazione e negoziazione del signor Tommaso, si compie, per pochi soldi, la cessione del Ducato di Lucca al Granducato di Toscana.

Un atto imperdonabile che valse un giudizio storico assai negativo sul Ward che, nel frattempo, aveva ottenuto anche l’onorificenza col titolo di barone.

“Fantino, stalliere, sensale” furono gli appellativi dati dai lucchesi a Tommaso che mai da questi fu ben voluto malgrado si adoperasse organizzando feste, ricevimenti e danze ad esempio nel Caffè delle Mura.

Con la cessione del Ducato, Carlo Ludovico otteneva che il Granducato di Toscana pagasse i debiti che lui aveva contratto, percepiva un certo esborso ed una rendita e manteneva alcune proprietà a lui care: la villa reale, il casino dei glicini a Bagni di Lucca, la casina di caccia a Benabbio e le ville di Viareggio che conosciamo come “Borbone”.

Alla morte di Maria Luisa diverrà “Carlo II – Duca di Parma” per poi abdicare a favore del figlio Carlo IlI. 

Il Ward continuerà a orbitare nella sfera di influenza della famiglia per un bel po’.

“Avete capito qual’era il mestiere di questo brutto mostriciattolo? Portava a vendere i ragazzi sulle fiere e sui mercati e così in pochi anni era diventato milionario”

C’è da notare, ora, oltre alle vicende lucchesi, quello che era il contesto storico italiano in cui visse Carlo, l’autore di Pinocchio.

Il Lorenzini interruppe gli studi di retorica e filosofia nel 1844 e negli anni successivi si interessò di critica per teatro, poesia e letteratura.

Nel 1848 lo troviamo volontario arruolato nel battaglione toscano a Curtatone e Montanara poi a scrivere di satira politica quindi a scrivere su arte, teatro e letteratura.

Lo pseudonimo “Collodi” arriverà nel 1856 firmando le sue prime più importanti pubblicazioni…

Si può quindi negare che egli possa aver avuto un giudizio storico su un episodio così importante come la vendita dell’indipendenza pluri-secolare di uno stato, quello lucchese?

“I ciuchini stavano male ma nessuno si lamentava dicendo -ohi!”

È così inverosimile che un personaggio “burroso” come Tommaso Ward possa aver ispirato al Collodi il personaggio  del cocchiere ?

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de Il Lustro

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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