Torri da abbattere

Torri da abbattere

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Dopo l’anno 1000, sembra che in città fossero state erette ben 300 torri gentilizie.

Le ricche famiglie, praticamente, facevano a gara a “chi l’avesse più bella e più alta”.

Se da un lato la vista di Lucca era certamente spettacolare, dall’altro, considerato che venivano innalzate spesso con materiali scadenti, il loro equilibrio era veramente precario con grave pericolo per la cittadinanza.

Due soli esempi: nel 1218 cadde la Torre di Pagano (Piazza della Misericordia) provocando la morte di una sessantina di persone; l’anno seguente rovinò a terra la Torre dei Gismondi (Piazza Bernardini angolo via Roma) causando la morte di più di cento Lucchesi.

Anche per questo motivo il Governo decretò l’abbattimento di quasi tutte queste strutture con richiesta di “abbassarle” fino all’altezza dei fabbricati vicini.

Ma quali tecniche venivano usate per portare rapidamente a termine questo lavoro?

Uno dei sistemi era “semplice” e ingegnoso.

Come illustrato nell’immagine molto schematizzata, all’altezza desiderata, si provvedeva a incidere profondamente tutto il perimetro e, contemporaneamente, veniva puntellata la parte di torre da “togliere”, con molti e robusti pali di legno.

A lavoro finito era sufficiente incendiare la struttura lignea e attendere che, mancando l’appoggio, la porzione alta collassasse su se stessa (tipo le torri del world trade center).

Ovviamente, eventuali e gravi effetti collaterali non interessavano molto.

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di Enzo Puccinelli 

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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