La leggerezza delle nuvole: Cristina Longoni

La leggerezza delle nuvole: Cristina Longoni

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Ho avuto modo di conoscere la pittrice e psicologa Cristina Longoni, romana di residenza ma molto legata alla nostra città poiché di Altopascio è originaria la madre mentre il fratello abita nel centro storico.
Con Cristina si è generata da subito una forte empatia dovuta all’entusiasmo con cui siamo riusciti a discutere di Lucca e di alcuni progetti.
Qui lei ha tenuto molte mostre e più volte ha “parlato” nelle sue opere del nostro territorio.
Virgoletto “parlato” e adopero detto termine piuttosto che “rappresentato” o “dipinto” perché questo è quello che maggiormente mi giunge apprezzando i suoi lavori pittorici: un dialogare dolce e raffinato che porta su temi assai profondi ( o introspettivi ) tenuto con gran cura dei dettagli e delle parole .
I dipinti pubblicati sono quelli che hanno per cornice Lucca e ne ho fatto a lei richiesta per avere il pretesto di farla conoscere ai lucchesi in questo post.
Personalmente ( e parlo in questi caso limitatamente ad essi ) sono ammirato da come il soggetto in primo piano non sia mai una scusa pittorica ( o prospettica ) nè un puro vanto estetico ma funga sempre da elemento evocativo.
Discutendone con lei mi ha accennato ad un concetto usato in psicologia che ha menzionato come “stimolo ambiguo”.
Da quello ho provato a muovermi per leggere il dipinto addentrandomi nella splendida poetica che ne scaturisce.

Lustro

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“Oltre”
olio su tela 100x70cm

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La leggezza delle nuvole.

 

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E’ negli occhi che scorrono paesaggi di ogni tempo, è fra i loro registri impercettibili che s’imprimono tracce indelebili. Nelle pareti dell’iride, si arenano i ricordi e i mille naufragi d’ogni esistenza. Un battito di ciglia, un semplice calare di palpebre è un momento straordinario, davvero necessario alla vita; così come le “falesie vive” occorrono al riposo degli aironi per il loro migrare, abbisogniamo tutti di luoghi di sosta ameni, dove si possa trovare riparo, per fermarsi e riprendersi dalle fatiche del “volo”. Gli occhi sono il periscopio dell’anima, è dal loro attento scrutare che si accumulano e si depositano le reminiscenze della nostra storia, poi è grazie ai segnali elettrici e al nervo ottico, che decriptiamo e inviamo i segnali al cervello, scegliendo le scogliere più sicure dell’anima per adagiare il nostro “pathos”. “Operai instancabili” – gli occhi – catturano i colori delle stagioni, sedimentano le intensità e le armonie della luce, la filtrano appena, con quello straordinario diaframma sensibile.

“Il linguaggio silenzioso della luce”
olio su tela 70x100cm
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E’ un’immensa ricchezza quella che s’addensa fra le “quinte”, è il deposito dormiente che la storia lascia su quella scia incorporea, proprio nel “retroterra” dello sguardo. Ecco filari di voluminose antologie, pagine animate incorporee, scene di tanti ricordi passati, di momenti indelebili e intensi appartenuti alla nostra vita; mosaici armonici, onde magnetiche, vibrazioni intime e segrete che si librano direttamente e, fanno vibrare le corde dell’anima.
Negli scorci catalogati dalla mente si perpetua l’umanità più vicina al nostro amore, una moltitudine eterna, viva che mai muore. Cristina Longoni è una incredibile osservatrice della natura e dei paesaggi del nostro tempo, un’artista capace, che trae ispirazione e forza proprio dalla sua grande capacità di osservare il mondo e le sue creature. “Vedere” bene è l’energia alla base della sua passione; un’attenzione scrupolosa muove e guida le sue mani. Dalla serenità del contemplare acquisisce scenari e trae visioni, le visioni stesse, riconducono alla luce dei suoi occhi, all’intensità del suo saper vedere.

“Alba di febbraio”
olio su tela 70x100cm
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Jim Morrison, in una delle sue meditazioni al margine della poesia, si soffermò su una considerazione intima: “L’anima di una persona è nascosta nel suo sguardo, per questo – a volte – abbiamo persino paura di farci guardare negli occhi.” Gli occhi attivano tutti i meccanismi della mente, attraverso singolari “combinazioni di luci e di specchi” ci s’addentra anche nei territori virtuali della cultura, così molte volte – nei momenti difficili – riusciamo a ritrovarci e a salvare la parte più nobile della nostra vita.
“La mia mente, benché stretta dalle necessità quotidiane, non aveva cessato di funzionare, mi promuoveva, ai miei occhi ed a quelli del mio interlocutore. Mi concedeva una vacanza effimera ma non ebete, anzi liberatoria e differenziale: un modo insomma di ritrovarmi con me stesso” (1)

“L’orto botanico di Lucca”
olio su tela 80x100cm
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Nella fucina interna, vicino, vicino al posto dell’anima (che non sta in un luogo particolare del corpo perché: “è l’architetto interiore” che dà forma alla materia informe e, fa si che nasca l’idea di riproporre ciò che ha più impressionato il nostro cuore) cresce e si sviluppa ogni azione. Così accade per il lavoro d’arte di Cristina Longoni, ella, soffia sul mantice e sforza la sua anima fino all’incandescenza, assecondando con grazia “il movimento e la gestazione”, il frutto è, che riesce a mettere in scena “visioni uniche” adoperando un linguaggio “silente”, gentile, codificato, riuscendo a proporre un vero e proprio codice, un modo originale di sussurrare e confidare al mondo quello che a parole non dice.
L’artista miscela delicatamente segni e tonalità; il risultato è prezioso, i colori derivati s’accostano alla lievità del “chiarismo”; alle aree tematiche pittoriche di Arturo Tosi e, al tocco morbido dei fiori Angelo Del Bon al bianco totale di Kazimir Malevic.
Impressionante davvero, è l’impiego del colore “non colore” il bianco appunto, nelle sue innumerevoli gradazioni; sfumature bianche, panna, crema tenue, che si possono accostare bene alla gradazione, alla maestria e alle sfumature delle opere di Giorgio Morandi. Il tocco che ha la leggerezza e la vaporosità delle nuvole, diventa il suo personale antidoto alla pietrificazione del mondo e alla sua incombente opacizzazione.

“La porta”
olio su tela
50x50cm
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Attraverso la sua capacità, l’attenzione scrupolosa, riesce nel dominio del colore, con Cristina Longoni possiamo scorrere ancora pagine belle, di una pittura che si lascia ammirare interamente. Pregevoli i suoi vasi colmi di fiori, suggestionati dalla pittura fiamminga, le scene assolate, i filari alberati maestosi, le finestre spalancate sul mare, gli scorci di paesaggi familiari e cari a Ottone Rosai e ai tanti grandi artisti della scuola romana.
Infine, da non perdere, è l’intensità dell’azzurro che agita e cheta le onde del mare; la Longoni ha una predisposizione naturale per l’uso dei colori del mare, lo fa con familiarità e trasporto, come successe a Piero Guccione. Nei silenzi, difronte alla brezza del mare s’ode una soave, armoniosa melodia; intrecci e flutti dell’acqua divengono un grande organo a canne, una musica dolce si libbra da lontano e, un oboe silente si dipana dalla magia delle tele, un’atmosfera che ammalia, un invito alla meditazione, al ritrovarsi e, al godere di ogni bellezza.

(1) Primo Levi I sommersi e i salvati.
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Testo critico a cura di Rosario Sprovieri

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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