L’anello smarrito da Salomone

L’anello smarrito da Salomone

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Una volta trovai un anello, doveva essere molto antico e prezioso per la sua fattura.

Fattura non perché fosse corredato di alcun documento di acquisto..,intendo “per come era fatto”, ovvero non propriamente elaborato ma per certo sontuoso e regale.

Decisi quindi di portarlo all’ufficio oggetti smarriti, affinché facessero loro il dovuto, per reintegrarne il proprietario.

Siccome avevo tutte le tasche rotte, per non smarrirlo anch’io, pensai bene di indossarlo; mi stava giusto sul medio, quindi il padrone doveva avere mani più grosse delle mie considerato che gli anelli vanno indossati all’anulare ( sennò si chiamerebbero indicelli, pollicelli, migliolelli o medielli).

Durante il tragitto mi resi conto che il gioiello doveva possedere dei poteri speciali, non che mi rendesse invisibile o mi mettesse in contatto con Sauron, questo no, però magicamente il cinguettio degli uccelli, il latrare dei cani, il grugnire dei porci, iniziò a parermi familiare.

Dedussi quindi che doveva trattarsi del leggendario anello di Salomone, il famoso anello che gli conferiva il dono d’intendere e parlare con gli animali.

Prestai allora maggiore attenzione e tutto mi apparve più chiaro.

Gli animali, come del resto gli umani, hanno un mucchio di problemi.

Quelli domestici, vuoi per la vicinanza con gli uomini, sono quelli più patologici, questo perché non gli è dato di poter scegliere i padroni, forse perché certi padroni non sono tanto degni di avere un animale…non lo so, sta di fatto che se qualcuno potesse parlargli e questo qualcuno fosse uno psicologo e questo qualcuno si facesse pagare delle parcelle per ascoltarli ( e logicamente gli animali fossero disposti a essere suoi pazienti e pagassero in moneta umana ) costui diverrebbe ricco sfondato.

Troppi se per i miei gusti, costui resterà povero come me.

Quello che mi colpì fu una mucca comica, lamentava di non poter dire freddure senza che queste fossero apostrofate come “battute di fassona” , poi un Alano canterino grande e grosso iniziò a piangere come un vitello perché lo deridevano dicendogli che “cantava da cani”, una siamese vanitosa la chiamavano “gatta morta” e lei smaniava dalla voglia di fare le fusa, a un’anitra che amava giocare davano dell’oca, una vipera voleva a tutti i costi essere incantata ma nessuno era disposto a innamorarsene perché  era una malalingua, un riccio soffriva di impotenza , un coniglio non riusciva ad aver figli ed i @porci venivano sempre menzionati da tutti .

Un’asino voleva smettere di studiare perché tanto non sortiva risultati, gli dissi allora di iniziare col togliere l’apostrofo, ma egli rispose che lo faceva per protesta poiché contestava le pecorelle:

-Quele vanitose si spechiano col celo faciendo cosi piovere aggiornate.

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p.s.  I leoni proposero di scrivere un commento sulle pecore ma avevano soltanto la tastiera e non un PC e poi alle pecore non sarebbe interessato affatto del loro scritto:

– Noi facciamo quello che fanno gli altri, punto e basta.

Infatti continuò a piovere, alle anguille spuntarono orecchie, braccia e mani e iniziarono a sfregarsele.

Allora una pecora nera belò qualcosa, le altre non compresero, quindi l’emarginarono.

de Il Lustro

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foto anello dal web

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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