David Tindle, un Pittore a Lucca

David Tindle, un Pittore a Lucca

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Casualmente, tramite amici, ho avuto il privilegio di incontrare un pittore, un pittore famoso, probabilmente tra i più importanti pittori in attività al mondo, sicuramente il più importante pittore che viva oggi in Lucca.

In realtà non è lucchese, poiché è britannico, benché risieda sulle nostre colline da un bel po’ e  la nostra amministrazione comunale lo abbia persino omaggiato di un’onorificenza cittadina.

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Quando si parla di “pittori lucchesi contemporanei conosciuti” si arriva a malapena a catalogarne cinque, gli amanti dell’arte ne contano dieci, però purtroppo, gli artisti annoverati “sulle dita” , non sono più viventi.

Ed è questo un gran peccato, perché sarebbe stata una gran ricchezza il conoscerli, non per la foto di rito col “tipo” famoso ( foto che ho comunque fatto con questo pittore), semplicemente per tentare di addentrarsi in quello che sarebbe stato il “messaggio” della loro arte, la “visione” densa che avevano della realtà, della vita, dell’uomo.

Perché, dirò una cosa scontata, un artista “vero” si nutre di stimoli e sensazioni, gli arrivano forti nell’anima più di chiunque altro, li decifra in una chiave originale ma con un linguaggio universale e poi restituisce il tutto con un’opera, che sia una canzone, una poesia, una scultura, un’opera teatrale, una danza o un dipinto non importa.

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Col mio inglese maccheronico, ma soprattutto grazie agli amici più pratici di me con l’idioma britannico, ho cercato di parlare, di comprendere, insomma di conoscere David Tindle, pittore britannico classe 1932.

Ometterò la biografia, rintracciabile ovunque, così come i riconoscimenti, tanti, cito soltanto l’elezione Royal Academy nel ‘73 e la nomina Royal College of Art nel 1981; una vita densa di avvenimenti e amicizie con personaggi i cui nomi si leggono sui libri di storia o storia dell’arte.

Tra questi il pittore Francis Bacon di cui ha narrato alcuni singolari episodi, piuttosto che il nipote di Sigmund Frued in fuga dalla Germania nazista.

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Mi ha riferito di essere innamorato di Lucca e di aver scelto di vivere in Toscana, ha abitato in varie nazioni tra cui la Francia, poiché costituisce un “triangolo magico del rinascimento”.

David ha eletto Masaccio come il suo più grande pittore di tutti i tempi, “di gran lunga superiore a Michelangelo”, gli affreschi di Tommaso di Ser Giovanni di Mòne di Andreuccio Cassài ( detto Masaccio ) hanno dei toni così delicati da costituire una “via di fuga”…e Masaccio lavorò anche a Pisa e Firenze.

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L’attenzione di Tindle ai colori è fondamentale, la sua produzione pittorica ha spaziato su varie tecniche tuttavia la più praticata è la pittura con tempera all’uovo.

Ne ha spiegato il procedimento di preparazione ed evidenziato la differenza nella vividezza con altri “tubetti” mostrando uno stesso soggetto realizzato a tempera d’uovo su tavola quindi ad olio su tela.

Sono molti i soggetti che ha replicato, una sorta di ricerca, costante miglioramento, semplificazione, il dipingere ciò che egli vorrebbe vedere rappresentando scene comprensibili a tutti, composizioni “facili” che definisce “accessibili”.

Avviene dunque che, sedie vuote, finestre socchiuse, porte , giocate con toni pastello tra luci e ombre, concretizzino una sorta di delicato narrato la cui lettura assuma significati molteplici, dal ricordo alla malinconia, al misticismo benché, ha confessato David, egli intenda esprimere , per primo, il quotidiano che meravigliosamente lo circonda.

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“Il dipingere è un modo per proteggersi da tante brutture del mondo”- ha affermato.

 

In effetti la giornata di Tindle si svolge dedicando il mattino alla riflessione e osservazione dei lavori del giorno prima, quindi al caffè, la spesa in paese e il pomeriggio che dedica alla pittura.

Ci si aspetta di trovare un pittore famoso in una villa con piscina e seguito di domestici, lo si trova in una semplice casa dove tutto è essenziale, la tecnologia volutamente quasi assente, il livello centrale dei tre del terratetto, dedicato a soggiorno e studio.

Qui ci ha accolto tra cavalletti, pennelli e barattoli, facendoci sistemare nella luce che entrava vigorosamente dalla finestra.

 

La virtù che più mi ha sorpreso dell’uomo David Tindle è stata l’umiltà …l’umiltà dei Grandi per davvero , sono tanti i casi di artisti il cui ego è smisurato, ancor di più i casi dove l’ego è abnorme e l’arte fallace.

 

La qualità che più mi ha impressionato del pittore David Tindle è stata la capacità di dipingere “a memoria”.

 

Laddove non si utilizzano immagini, foto, modelli, viste dal vero o en-plein-air si deve attingere alla memoria, allo studio, all’immaginato.

Credo sia questo il grande valore aggiunto che mantiene la pittura di Tindle…

La tecnologia, i media, la fotografia hanno offerto molto all’uomo moderno e molto gli hanno sottratto, questo in termini di creatività, riflessione, analisi.

Mi collego ad una domanda che gli ho posto, su come avesse iniziato, alla quale ha risposto parzialmente perché il loquace David è un fiume in piena di storie e concetti.

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Da ragazzino, frequentando una biblioteca, rimase incantato dalle immagini in bianco e nero che illustravano alcune pagine dei libri.

La cosa stupefacente è che ciò avveniva durante il secondo conflitto mondiale quando per ben tre volte vennero distrutte le sue abitazioni sotto i bombardamenti.

Ecco, in quel momento, certamente drammatico,  sentì che la realtà fosse di gran lunga più bella da esprimere e meritasse un di più…e questo “di più” lo ha praticato in oltre settant’anni di lavoro che lo hanno portato ai vertici, osannato dalla critica, approdando alla nostra città come ad un rifugio luminoso in cui poter creare ancora.

 

di Dario “Lustro” Barsotti

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Un ringraziamento speciale a Lisa Sarti e Tiziano Lenzi che mi hanno presentato David Tindle.

 

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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