Le Cernide

Le Cernide

In Garfagnana e nel contado lucchese, soprattutto nei borghi di montagna (Castiglione, Minucciano, Gallicano, le vicarie di Camporgiano e delle Terre Nuove), la Repubblica di Lucca non manteneva un esercito permanente. Quando c’era bisogno – guerre con Pisa, con Firenze, o le scorrerie di Castruccio Castracani (1316-1328) – ricorreva alle “cernide”, liste di uomini abili forniti dalle comunità rurali. Le famiglie più numerose, spesso quelle di piccoli proprietari o mezzadri, erano tenute a designare uno o più figli maschi da mandare sotto le insegne di San Martino. In cambio la Repubblica concedeva esenzioni fiscali sul sale e sul macinato, e – cosa più visibile – il diritto di murare sulla facciata di casa una piccola lastra scolpita che indicava il “mestiere” militare della casata.

L’arciere era il simbolo più diffuso nelle zone boscose: il legno di tasso per gli archi lunghi veniva dai castagneti sopra Castelnuovo, e i ragazzi della Garfagnana imparavano a tirare fin da piccoli cacciando caprioli e cinghiali nei valloni del Serchio. La lastra che ho fotografato – un uomo in corta tunica, stivali alti e cappello a punta, con l’arco teso davanti a un fondale di alberi – è proprio una di quelle “insegne di famiglia”. Non era uno stemma nobiliare (le casate cittadine avevano blasoni più elaborati, raccolti oggi nei blasonari locali), ma un segno di “araldica popolare”: una dichiarazione di servizio e di orgoglio.

Qualche dettaglio storico:
La “scelta” del figlio.
Un consiglio di anziani del villaggio, riunito nella pieve, estraeva a sorte tra i maschi tra i 16 e i 30 anni. Il prescelto – spesso il secondogenito, perché il primogenito restava a lavorare la terra – riceveva un piccolo compenso in farina di castagne e il diritto di portare una piuma rossa al cappello durante le fiere di San Jacopo a Gallicano (una festa che ancora oggi si celebra il 25 luglio). L’arco lucchese. A differenza del longbow inglese, l’arco garfagnino era più corto (circa 1,4 m), adatto ai sentieri stretti e ai boschi fitti. Le frecce, con punte forgiate dai fabbri di Barga, erano marchiate con una piccola “L” incisa, segno di proprietà della Repubblica. Le lastre. Venivano scolpite da lapicidi locali, spesso gli stessi che lavoravano la pietra serena delle chiese romaniche. La figura dell’arciere era stilizzata: posa di tre quarti, gambe divaricate per stabilità, tunica corta a frange (quella che vedete nella foto). Sullo sfondo compaiono tronchi e, se guardate bene, un piccolo cervo – richiamo alla caccia e al fatto che l’arciere proteggeva anche le greggi dai lupi. Una leggenda di paese. Si racconta che nel 1325, dopo la vittoria di Altopascio contro Firenze, un arciere di Petrognola – tale “Martino di Cecco” – tornò con l’arco spezzato. La sua famiglia fece incidere una nuova lastra dove l’arco era raffigurato intero, come augurio che il figlio successivo non dovesse spezzarlo più. Da allora, nelle case di Petrognola, l’arciere è sempre scolpito con la corda tesa, mai a riposo.
Queste pietre, ancora visibili sui muri di alcune case a Castiglione, Sassi e Vergemoli, sono quindi piccoli “curricula” di pietra: dicevano ai vicini e ai viaggiatori che lì abitava una famiglia che aveva dato uomini (spesso arcieri) alla Repubblica lucchese. Un mix di dovere, prestigio locale e memoria di un tempo in cui le montagne della Garfagnana erano la prima linea di difesa di Lucca.

Foto e testo di Giacomo Bini.

foto : insegna sul muro di casa padronale del 1377,nel paese di Roccalberti, nel comune di Camporgiano in Garfagnna.

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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