La visita delle sette chiese

La visita delle sette chiese

Era tradizione, durante la settimana santa, di partecipare al rito dei sepolcri che venivano allestiti nel pomeriggio del giovedì santo per consenire ai fedeli l’accesso per la “visita delle sette chiese”.

Vi siete mai chiesti perché veniva fatto questo  giro di sette Chiese?

Questa visita ai “sepolcri fioriti” (in pratica gli altari in cui viene riposta l’eucarestia nel periodo pasquale)  è legata alla figura di San Filippo Neri, che nel 1552 decise di creare questo pellegrinaggio in contrapposizione al carnevale romano.

In pochi anni questa iniziativa  incontrò un grande favore fra i fedeli romani che,   da poche decine passarono a centinaia di persone, fino a raggiungere, sotto il pontificato di Pio IV, oltre le  seimila presenze.

La  visita alle sette basiliche dell’Urbe non fu, tuttavia, un’invenzione di San Filippo Neri in quanto egli non fece che riprendere l’antichissima tradizione medioevale dei pellegrini romei alla tombe di Pietro e Paolo.

Dopo il 1360 venne istituito un itinerario per pellegrini  che li portasse a visitare le sette basiliche “regali” cioè quelle di San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le Mura, San Giovanni in Laterano, San Lorenzo, Santa Maria Maggiore, Santa Croce in Gerusalemme, San Sebastiano.

AI numero sette sono state sempre attribuite, molte speciali proprietà, partendo dall’astrologia babilonese e dalle speculazioni pitagoriche fino alla mitologia dell’Antica Roma (sette furono i colli, sette furono i re di Roma, sette erano i giri delle quadrighe attorno alla spina del circo, ecc). La predilezione per il sette è vivissima anche nella Bibbia e, di conseguenza, nella liturgia cristiana, tanto che può essere considerato il numero mistico per eccellenza.

Niente di strano quindi che la tradizione abbia fissato proprio in sette le chiese principali della Città Eterna. Il numero potrebbe essere connesso ai sette doni dello Spirito Santo, oppure alle sette chiese d’Asia di cui si parla nell’Apocalisse, alle stazioni della Via Crucis (che inizialmente erano sette), alle sette Opere di Misericordia, oppure ancora alla divisione ecclesiastica di Roma in sette regioni fatta da Papa Fabiano nel III secolo d.C. ;  o addirittura alle uniche sette parole pronunciate da Gesù sul Golgota.

C’è pure chi sostiene che il numero sette faccia riferimento ai dolori di Maria: la profezia dell’anziano Simeone sul Bambino Gesù, la fuga in Egitto della Sacra famiglia, la perdita del Bambin Gesù nel Tempio, l’incontro di Maria e Gesù lungo la Via Crucis, Maria ai piedi della croce dove Gesù è crocifisso, Maria accoglie nelle sue braccia Gesù morto, Maria vede seppellire Gesù.

Il numero 7 è da sempre considerato un numero sacro che corrisponde infatti  ai 7 gradi della perfezione, alle 7 sfere celesti, ai 7 rami dell’albero cosmico, ai 7 maggiori pianeti del sistema solare.

In origine, il giro delle sette chiese aveva lo scopo unico di ottenere l’indulgenza plenaria, come veniva  concessa in occasione del Giubileo. Era tradizione che durante il pellegrinaggio venissero recitati i sette salmi penitenziali , per invocare il perdono dei sette peccati capitali e chiedere le sette virtù ad essi contrarie e meditando le sette principali tappe di Gesù durante la Passione, le sette effusioni del sangue di Cristo, le sette parole di Cristo in croce, i sette doni dello Spirito Santo, i sette sacramenti, le sette opere di misericordia.

Questa tradizione con il passare del tempo si è andata a fondere con quella della visita agli altari in cui viene riposta l’eucarestia nel periodo pasquale detti appunto “sepolcri”. Soprattutto nell’Italia meridionale, con il termine “andare a fare i sepolcri” si intende proprio il visitare, a partire dal pomeriggio del giovedì, il sepolcro di Cristo addobbato. L’usanza è che ogni fedele dovesse visitare da cinque (quante sono le piaghe di Cristo) a sette (quanti sono i dolori della Madonna) di questi allestimenti in varie chiese vicine, compiendo il cosiddetto giro “delle sette chiese” o “dei sepolcri”.


Tale terminologia è impropria, perché in questi altari riccamente addobbati viene riposta l’Eucaristia, ossia le ostie precedentemente consacrate, che la Chiesa cattolica ritiene essere il segno sacramentale di Gesù Cristo vivo e risorto. L’altare della reposizione non è dunque un sepolcro che simboleggia la morte di Gesù, ma un luogo in cui adorare l’Eucaristia e quindi la rinascita del Cristo.

San Frediano


A Lucca i sepolcri venivano realizzati in ogni chiesa ma quelli considerati “validi” per il pellegrinaggio del giovedì santo erano quelli posti nelle chiese di San Pietro Somaldi, San Frediano, S.Maria Nera, S.Michele, S.Paolino, S.Martino e Santa Maria Forisportam .

Ogni tappa del pellegrinaggio alle sette chiese simboleggia il viaggio  fatto da Gesù dal momento della cattura fino a quello della crocifissione.

1 – La Prima chiesa vuole ricordare il viaggio fatto dal Cenacolo al Giardino dei Getsemani dove Gesù si raccolse in preghiera e sudò sangue.

2 – Nella seconda chiesa avveniva la meditazione sul passaggio dal giardino dei Getsemani alla casa di Anna dove Gesù venne interrogato

3 –  Nella terza chiesa, la preghiera si concentra sul viaggio di Gesù nella casa di Caifa, dove viene insultato e malmenato

4 – Nella quarta chiesa si medita il viaggio di Gesù sino davanti a Pilato, il governatore romano della regione, che dopo averlo ascoltato lo manda da Erode .

5 – Nella quinta chiesa il Signore è accompagnato nella sua apparizione davanti al re Erode, che lo insulta e lo rimanda da Pilato

6 – Nella sesta chiesa si medita sulla seconda apparizione davanti a Pilato che, lavandosene le mani. Lasciò che  Gesù fosse  coronato di spine e condannato a morte

7 – Nell’ultima chiesa si ricorda il viaggio di Gesù dalla casa di Pilato al monte Calvario luogo della sua morte   

Questa tradizione, ancor viva in molte parti d’Italia, ha purtroppo perso a Lucca molta della sua importanza al punto da non comparire più neppure nei programmi pasquali della curia ed è un vero peccato perché fino a non molti anni fa era abitudine e tradizione consacrate di tutte le comunità religiose cittadine.

                                                                                                                                          di Massimo Baldocchi

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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