Lucca com’era: il mestiere del cenciaio

Lucca com’era: il mestiere del cenciaio

C’è i’ cenciaio donne!!!! Chi ha stracci, cenci … roba vecchia!!!.c’è i’ cenciaio!! oppure E’ arrivato l’ombrellaio, donne!!!!
Anche questi erano appuntamenti abituali, assieme all’altro tipico richiamo Arrotinooo, donne c’è l’arrotino!!!. Le grida provenienti dalla strada sia del raccoglitore di vecchi stracci non più riciclabili, che venivano acquistati come cenci, sia dell’artigiano che riparava gli ombrelli o di colui che affilava i coltelli facevano anch’esse parte dell’atmosfera di vita quotidiana.
Naturalmente tutte queste attività venivano svolte con semplici utensili montati su scassatissime biciclette o, nella migliore delle ipotesi, su carrettini trainati a mano
Evidentemente l’era del consumismo che noi oggi conosciamo era impensabile e lontana.

via Buia – china e acquerello

Oltre a questi viandanti esistevano anche negozi o punti di lavoro per ombrellai ed arrotini, che oltre alle riparazioni vendevano anche materiale nuovo. In via Buia, in via Calderia e in Via Fillungo da Paris Petri avevano sede alcune coltellerie, mentre la manutenzione degli ombrelli poteva essere effettuata in corte del Pesce o sotto gli archi del palazzo di Via Elisa.
Ma il lavoro in strada certamente non si limitava alle attività appena citate. Un esempio, fra gli altri, era dato dalla vendita del latte effettuata a domicilio. In quegli anni uno degli alimenti più richiesti era il latte fresco che veniva venduto in bottiglie di vetro a rendere e la cui conservazione era a dir poco problematica. D’altra parte questo alimento era parte integrante della dieta familiare in quanto oltre allacolazione mattutina, in molti casi la cena era a base di fette di pane con marmellata da intingere nel caffè e latte servito in grandi tazze. Ecco allora la figura del lattaio che con una spartana bicicletta munita di cesti nei quali aveva collocato le bottiglie necessarie, visitava la propria clientela. Molti lasciavano il vuoto fuori della porta di casa che quindi veniva sostituito con la nuova fornitura, mentre per altri era necessario suonare il campanello posto alla porta in strada ed attendere che dal terzo o quarto piano fosse calato un cestino legato ad una lunga corda. Fatta la debita sostituzione di vuoto per pieno, il cliente avrebbe ritirato il cesto ed i conti sarebbero poi stati fatti a fine mese.
A proposito di campanello e giusto per memoria dei tempi, va ricordato che questi impianti erano costituiti da tiranti costituiti da lunghi fili di ferro che collegavano le apposite maniglie poste a piano terra con i cembali collegati nell’appartamento. Era quindi necessario dare un deciso strattone alla maniglia per fare in modo che l’avviso potesse essere recepito nei locali interessati.
Mancando citofoni quasi sempre il chiamato dava la risposta gridando da una finestra dalla quale spesso avrebbe anche colloquiato con il proprio interlocutore.
Un ulteriore tipico personaggio cui presto ci siamo abituati e dal quale senz’altro almeno una volta abbiamo fatto un acquisto era Lisa che, col suo carretto ben carico di limoni, andava offrendo la propria merce gridando ripetutamente la sua offerta di vendita: …tre limoni cento lire…donne..!!!

di Carlo Rossi

porta san Pietro

 

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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