La Scelta della Zoria

La Scelta della Zoria

Noi vogliamo la Zoria Sindaco!

Noi vogliamo la Zoria Vescovo!

Comandante della Capitaneria!

Presidente della Repubblica!!!

(Testo di una canzone del Carnevale di Viareggio)

La Renata Zorria o Zoria di Viareggio, personaggio molto conosciuto vissuto in Viareggio fino a pochi anni dopo il duemila era un’artista eclettica e stravagante dedita a comporre poesie e produrre disegni. Stazionava dalla zona Piazza Shelley a piazza delle Muse, ultimamente nella via Mazzini o nel cortile dietro la farmacia.

Donnona di carattere rude e scontroso, in particolare improperava verso chi la osservasse con superiorità o pietà o verso le donne soprattutto se signorotte tutte truccate e agghindate che lei apostrofava come “signore dal facile costume”.

In realtà la memoria che ha lasciato con i suoi scritti e ritratti, gatti, fiori e pagliacci (in bozzetto a pennarello o matita soprattutto ), richiama piuttosto un animo sensibile e romantico benché travagliato e reso spigoloso dalle vicissitudini amare della vita.

Donna molto intelligente e colta adorava i ragazzi ed i giovani, che spesso scendevano dal liceo classico per usufruire delle sue traduzioni in greco e latino.

Capitava chiedesse o ordinasse che le prendessero una brioche o del tonno in scatola e per i passanti era difficile negarglielo più per la sua autorità e il timore che incuteva questa donnona sempre seduta che per lo spirito di carità.

Fu molto amata dalla gente che l’ha davvero conosciuta per la persona che era, perché, attenzione, la Zoria non era né una barbona, né un’ubriacona: al bar del Ferracciolo, nella piazzetta Shelley, beveva thè.

Le sue origini erano nobili e francesi o tedesche comunque europee, i genitori (si dice) fiorentini le pagavano una stanza in una pensione dove lei non risiedeva mai prediligendo la strada, i ponti, gli angoli e gli androni dei palazzi e dei quartieri viareggini.

I suoi dipinti venivano realizzati con strumenti poveri su materiali poveri: cartoncini, fogli, cartone da imballaggio e retro di vassoi da pasticceria; erano la sua forma di autofinanziamento, uno schizzo fatto di getto che regalava ai passanti o ai negozianti in cambio di poco o niente. Molti viareggini ne possiedono uno che, indipendentemente dal valore economico, stimano piuttosto per il valore intrinseco,  per il ricordo, per il semplice gesto che un personaggio così amato e originale ha tributato loro.

La Zoria appartiene a Viareggio come il Carnevale; costituisce la sua arte colorata e estrosa che abbraccia la passione e l’eccellenza nel lavorare legno, acciaio, resina ma anche soltanto cartapesta.

La Zoria ritratta sul “bozzone” , il mare chiuso della Darsena antistante la Torre Matilde

 

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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