La benzina e lo zamak

La benzina e lo zamak

L’Italia del ‘73 apprende a proprie spese di quanto ormai la benzina sia indispensabile. 

La crisi petrolifera rende quasi introvabile il prezioso carburante, chi riesce a reperirne, anche a chilometri di distanza, lo tesaurizza. I provvedimenti come le targhe alterne cercano di limitare i consumi nell’incertezza di quello che sarà il futuro. Dal Fiat 124 sport si torna alla Fiat 126 perché “consuma meno”.

I trasporti sono in crisi, l’industria primaria subisce i rincari collegati all’energia e all’aumento della plastica… alla fine tutto si risolve anche se con qualche piccolo aumento, dalle 120 lire litro si arriva oltre le 1000, ma nell’Italia del boom economico nessuno se ne accorge, il lavoro c’è, picco delle nascite nel ‘74, chi ha un’attività, bottega o artigiano, “sta benino” e tutto va discretamente.

La Lucca dell’economia non è fatta solo di carta ma di tanti settori diversi.

Il calzaturiero a Capannori, la panificazione ad Altopascio, la viticoltura a Montecarlo, il lapideo a Pietrasanta, il manifatturiero a Camaiore e la nautica a Viareggio.

La Mediavalle primeggia nel settore artigianale con i suoi articoli da regalo, i presepi, le cornici e tutto un indotto che coinvolge famiglie nella valle e sulle colline circostanti.

Lo Zamak, una lega di zinco e altri metalli, viene utilizzata nella produzione di complementi d’arredo come cornici, soprammobili e lampadari.

Piccole e medie aziende si attrezzano con stampi e mini-fonderie per far fronte alla crescente richiesta del mercato Italiano e mondiale.

Designer, scultori, artisti e artigiani sono coinvolti nel processo di realizzazione facendo bella mostra delle proprie capacità in un settore in piena crescita.

Il problema però si concretizza nei continui rincari dei trasporti, dovuti al costo esponenziale e alla scarsa reperibilità del carburante. Poi decolla la materia prima e produrre in Italia diventa sempre meno competitivo… troppo elevata l’imposizione fiscale, troppo alto il costo del lavoro, le materie prime vanno acquistate all’estero e si soffre nel cambio, costi energetici alle stelle poiché non si è autosufficienti.

Una storia annunciata che si andrà a ripetere anche in altri settori, primo tra tutti il manifatturiero, e che alla fine andrà a disperdere, oltre alle troppe risorse finanziarie e umane, tante eccellenze e capacità che sono poi la peculiarità e il vantaggio strategico che questo Bel Paese detiene.

Modellisti, designer, scultori, artigiani… quanti ci hanno resi celebri al Mondo,  li stiamo disperdendo nel cosmo, gli vogliamo pagare un viaggio per traslocare perché per loro, qui in Italia, non c’è più posto.

Il Paese del Sole e del mare, alla fine, rischia di restare una bella cornice priva dell’opera e del proprio artefice.

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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