Sercambi e Shakespeare

Sercambi e Shakespeare

Goffrey Chaucher è il capostipite della letteratura inglese, un po’ come il nostro Dante Alighieri. La sua opera più importante “Canterbury tales” è una raccolta di racconti di grande valore narrativo ricca di spunti filosofici e storici che ha ispirato molti scrittori nei secoli successivi tra cui il grande William Shakespeare.

Anche Lucca ha avuto un suo “novelliere”; Giovanni Sercambi, a cui è stata intitolata una via nella periferia cittadina, fu un autore molto prolifico dedito a poesia, antologia, cronaca politica e storica e anche illustrazione.

Nato e vissuto nella Lucca del XIV secolo, di professione speziale come il padre ( al tempo la bottega di speziale era una specie di farmacia, libreria e cartoleria di belle-arti ) partecipò alla vita cittadina rivestendo ruoli importanti presso vari uffici militari, diplomatici e politici come membro del Consiglio Generale della Repubblica e del Consiglio dei Trentasei per poi affiliarsi alla classe dei mercanti rientrati in Lucca ed in particolare alla fazione capeggiata dai Guinigi.

Fu autore de “Le Croniche”, un saggio di grande interesse storico sugli avvenimenti che caratterizzarono Lucca dal secolo XII al XV; quest’opera,  scritta e addirittura illustrata di suo pugno, offre una visione “contemporanea” dei fatti e “delle cose di Lucca” ed ha  tramandato intatte molte informazioni su quello che era l’assetto geografico dell’area, la cultura, la politica e il pensiero dell’epoca e le condizioni di vita del popolo, minato dalle tante epidemie diffuse nel medioevo tra cui la peste.

I suoi scritti, molti dei quali come “Le Novelle” si avvalgono della “parlata vernacolare”, riportano chiose e intermezzi poetici che egli chiama “canzoni” ed hanno il fine di illustrare il racconto, fornire una morale, creare il suspense necessario ad ogni buona lettura che, se pur contestualizzata territorialmente e con “attori” locali , ha una valenza molto più ampia e universale.

Una numerosa brigata di persone di vario ordine e mestiere si riunisce in una Chiesa e, per fuggire la peste che affligge Lucca, intraprende un viaggio per l’Italia narrando e vivendo le varie novelle. 

Una specie di pellegrinaggio, cosa molto in voga all’epoca, che supera il limite della nostra provincia mantenendo però sempre molti riferimenti e legami.

Amori, tradimenti, prèti, contadini, signori e contadini, ricchezza e miseria gli argomenti narrati con molta ironia e disincanto. Questo lo stile degli incipit…

“Nella città di Lucca anticamente sʹusava il giorno dʹOgnissanti mangiar moltissime oche, e non li parea esser uomo chi il dì non avea oche…”

“Nella città di Lucca, innella contrada di San Paulino, era uno tintore nomato Vanni, lo quale avea una sua donna onesta, assai giovana, nomata madonna Margarita, la quale si dilettava volentieri di udire la parola di Dio e molto usava la chiesa di San Paulino…”

Una delle 155 novelle, quella di Giannino ( “Giannino” tra l’altro era il nome del nipote di Sercambi e “Giannini” un cognome a Lucca assai diffuso ) sembra abbia ispirato addirittura Shakespeare nella sua famosissima opera “Il Mercante di Venezia” anche se è più probabile che il drammaturgo inglese si sia rifatto alla novella di Giannetto di Ser Giovanni Fiorentino, contemporaneo del Sercambi e autore de “Il Pecorone”.

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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