Alla Sarzanese

Alla Sarzanese

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Alla Sarzanese

( un sonetto alla méglio   dalla campagna alla città)

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Ner loco di Puccini

Albergai per mesi sei;

Jorni ch’ ‘un li  ripeterei

Come si scansino i nocchini.

Ricordo, a notte, il “mare”

L’onde  infranger forte,

Pur se chiudeo la porte

Addormissi era sognare.

Sicché scendevo al tocco

Da Fagian a’vecchi Pardini

Per capì st’anderivieni

S’erino tutti scemi

Camii, machine e motorini

O s’ero io il più locco.

Il viale Giacomo Puccini di notte

Trasferirsi dal contado wamense nella primissima periferia lucchese, più precisamente su via Giacomo Puccini a Sant’Anna, ha tanti vantaggi.

In pochi passi da Porta Nuova si arriva in centro, percorrendo prima una pista cicla’abile e schivando le tante fioriture che i padroni dei cagnolini non hanno civilmente raccolto.

C’è poi da badare a non farsi “arrotare” da qualche “ambulanza” o “camio” sulla modernissima “rotonda”, la rotatoria antistante l’ingresso murario…

Ma per una persona abituata ad “addormirsi” a finestre aperte cullata dal sommesso rumore di un ruscello e dal gracidare dolce delle rane com’è il prender sonno tra i suoni caotici del traffico che non trova sosta a nessuna ora della notte?

La scia sonora di ogni macchina, automobile o motorino che passa sotto casa, sembra quasi un’onda del mare che stormisce sulla riva.

È incredibile come i suoni funesti della città siano interminabili anche nelle ore più piccole, tanto che, nell’impossibilità di riuscire a riposarsi non resta che scendere in strada e, percorrendola nel tratto che va dalla nota rosticceria “Il Fagiano” fino alla via “Vecchi Pardini”, capacitarsi che i pazzi non sono i piloti dei mezzi ma la stessa persona insonne che a quell’ora si trova in strada con loro.

La commessa di un bar della zona dopo pranzo – china

Cartoline Lucca S. Anna v.Sarzanese 1906 di Carlo Rossi

Cartolina di Sant’Anna di Carlo Rossi

cartolina di Sant’Anna -Piazza Chiesa – di Carlo Rossi

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Alla Sarzanese ( versione 🇮🇹 )

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Nel luogo di Puccini ( 1 )
vissi per sei mesi.
Non ripeterei mai quei giorni
così come si evitano gli scappellotti nella testa.

Ricordo il frastuono del traffico nella notte
-era lo stesso rumore
di quando le onde del mare
si infrangono sugli scogli-
ed anche serrando porte e finestre
il semplice dormire era un sogno irrealizzabile.

All’una di notte
scendevo quindi in strada
nel tratto dalla rosticceria “Il Fagiano” (2)
alla via Vecchi Pardini
per darmi una spiegazione
di questo interminabile viavai
e se fossero dei folli
i piloti di questi camion, auto e scooter
o se invece
trovandomi in strada a quell’ora
ad essere pazzo fossi soltanto io
( che non sapevo abituarmi al passaggio dalla campagna alla periferia ).

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Note:

( 1 ) il viale Giacomo Puccini, subito fuori porta Sant’Anna, diviene poi via Sarzanese
( 2 ) la Rosticceria il Fagiano è una famosa gastronomia lucchese in Sant’Anna.

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
1Comment
  • il Lustro
    Posted at 09:44h, 19 Dicembre Rispondi

    “Ma indù vai?”

    Quando dalla propria privata resede ( garage, vialetto, stradello o spiazzo che sia ) con l’auto ci si immette sulla strada pubblica, si oltrepassa in alcuni casi una pista ciclabile imprevedibile.
    Focalizzati come siamo sull’ingresso nell’arteria più trafficata si sottovaluta pericolosamente ( per gli altri ) gli avventori bidirezionali della ciclabile che arrivano “sparati” forti della loro precedenza e dell’isola pedo-ciclabile che li dovrebbe proteggere.

    Perché a tutte l’òre sulla PISTA CICLABILE ci p’oi trova’ passeggini cor figliòlo e suma’, omini co’sacchetti della spesa, neri in biciretta, velli che portin via ir pattume, bestie a due e quattro zampe… e tanto artro.

    Sicché noi automobilisti ci si affaccia lallà, pianinpianin come a dì “vediam un po’ ver che succede…” perché è fisiologico che ‘un si pole guardà a destra e sinistra e po’ davanti tutt’insieme!

    E stamani, erin siennó le settemmezzo, mi sono affacciato per piglià la Sarzanese e anda’ a lavora’ come faccio tutt’i giorni.
    Digià alle sette è sempre buio, po’ a quell’òra lì ‘un siamo neancho campioni di riflessi, po’ la brinata sur vetro e ‘finestrini…insomma faccio per entra’ e t’ariva una a corsa che mi da’ der Brodo!

    Così tanto per incomincia’ la giornata…

    Oh, ‘un rispondo mai che son sempre pacifi’o, ma m’è venuto di cuore di tira’ giù ‘r finestrino e dinni:

    “Ma indù vai ? Perché ‘un istai a letto la mattina ?!?”

    Che “indù sei ito” lo dicono a Porcari e, siccome c’ho fatto le scuole alte a Porcari, ch’ero al quinto piano del Cavanisse, quando m’incaszo mi vien da parla’ Porcarotto.

    Òra vorei di ‘na ‘osa: mi garba anche a me anda’ a córe la mattina, ma vado sulle Mura e ci vado per rilassammi mi’a per trova’ da fa’ a bega!

    E’ capace leqqui veniva da San Macario, po’ faceva cinque giri di Mura e tornava a casa dalla via di Camaiore, aveva già fatto du’lavatrici, po’ stirava e a meszogiorno c’aveva già mangià in tavola!

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