La serenissima Repubblica Lucense

La serenissima Repubblica Lucense

 

Mai più guèra

Fu nobil e arte

In vece d’alcun parte

E sanguinosa tèra 

O fanti che la pace

Di patri e matr’in pianto

Levati nell’albor canto

Nell’ ora che ‘l dì tace.

Piccino restò ‘l fiume,

Che l’ala senza piume,

E più forte ‘l braccio;

Cessaron que’ progetti,

-Lustr’i muri e piani netti-

Giacché ‘l giglio fu straccio.

de Il Lustro

La Torre dei Guinigi

Breve storia sulla lunga vita di uno Statarello indipendente.

Il piccolo “Stato” di Lucca, riconosciuto da Federico I Barbarossa nel 1162 e indipendente per volere di Carlo IV di Lussemburgo dal 1369, si è mantenuto ( incredibilmente ) indipendente per oltre sei secoli attraversando epoche assai burrascose dove nemici locali o d’oltralpe si facevano guerra per spartirsi l’Europa.

Escludendo brevi parentesi in cui fu governata da un unico padrone, si mantenne sempre una repubblichetta oligarchica con governo, esercito, leggi e moneta proprie.

Eppure la ricchissima Lucca, crocevia di strade e abbondante d’acqua tra il mare ed i monti, terra di mercanti e banchieri, scrigno di chiese ed arte, è stata da sempre un bottino molto ambito dai potenti di mezzo mondo.

La cinta muraria attuale, quella rinascimentale, mai è stata violata da una guerra, ed anche le mura medievali, se pur con qualche rattoppo, hanno fatto la loro parte, fortificando la città nobile e distogliendo le belligeranti attenzioni di qualche vicino troppo invadente.

Il piccolo Stato di Lucca, se pur talvolta derubato del suo contado, delle sue valli, della sua “provincia”, è riuscito a “galleggiare” e mantenersi longevo tra le tante  contese che ridisegnavano continuamente la penisola e l’intero continente.

La minaccia più importante? Quella della confinante Firenze che più di una volta si è trovata contrapposta ai lucchesi nei secoli scorsi arrivando alle porte di Lucca o trovandosi le milizie nostrane, quelle di Castruccio, sotto il naso.

Il ponte della Maddalena così ristrutturato da Castruccio il coevo di Dante Alighieri

L’assedio di Lucca

Il pericolo maggiore all’incolumità dell’ arborato anello fu corso durante l’assedio di Lucca dal 1429 al 1431 operato dai fiorentini.

Bastonati dai milanesi Sforza e gravati dalle ingenti spese delle guerre guardarono bene di rifarsi su altri campi, tra questi la Lucca del signore Paolo Guinigi colpevole di favorire il Duca di Milano.

Nicolò Fortelbraccio, già comandante delle milizie fiorentine a Volterra, entrò con le sue forze nei territori lucchesi nel 1429, a lui si unirono i commissari fiorentini Gianni e Albizzi e fu dichiarata guerra.

Il primo si occupò di Seravezza, il secondo delle campagne intorno a Lucca, ma le loro pratiche piuttosto ortodosse ( stragi, saccheggi e stupri erano la prassi in tempo di guerra ) non piacquero; furono pertanto rimpiazzati da altri due commissari: Neri e Salviati.

Questi si fecero convincere dall’architetto Brunelleschi , il “tecnico” della famosa cupola, di attuare una strategia assai ingegnosa: allagare Lucca costringendo gli abitanti ad uscire dalle loro Mura e arrendersi.

Il fiume Serchio

L’argine del Serchio, ad ovest della città sarebbe stato tagliato facendo straripare le ( allora )abbondanti acque del fiume.

La notizia, non si sa come, trapelò ed i lucchesi riuscirono a ribaltare il piano anticipando il nemico nella rottura delle dighe e inondando l’accampamento avversario.

Ma il signore di Lucca Paolo Guinigi aveva già chiesto aiuto al duca di Milano che, arrivando, stava preoccupando assai i fiorentini.

Fu allora che questi pagarono lo Sforza per starsene fuori dalla contesa e favorirono un colpo di stato interno alla città per spodestare il Guinigi.

La congiura si perpetuò ad opera di Piero Cenami e Giovanni da Ghivizzano che entrando negli appartamenti di Paolo pretesero le chiavi della città.

Guinigi e famiglia, senza spargimenti di sangue, furono inviati al duca Filippo affinché fossero tenuti “al fresco”.

Un nuovo governo fu insediato ma rimaneva ancora alle porte la minaccia dei nemici gigliati.

Ricorrendo al duca di Milano i magistrati lucchesi ottennero che fosse inviato in loro aiuto il genovese Nicolò Piccinino. Il generale, a capo delle sue numerose milizie, sconfisse i fiorentini in una dura battaglia combattuta sulle sponde del fiume Serchio. Lucca e le sue terre furono salve e restituite al suo popolo per quasi altri quattrocento anni. 

La guerra fu scongiurata, i piani del Brunelleschi ribaltati, i fiorentini scacciati, Mura stettero “lustre” e la piana lucchese “ripulita” dai nemici.

L’arrivo dei francesi destituì la Repubblica Oligarchica costituendo nel 1799 una Repubblica Democratizzata ( sotto il controllo dell’imperatore francese ) e poi, nel 1805, un Principato con a capo Felice Baciocchi e Elisa Bonaparte. 

La porta intitolata a Elisa Bonaparte Baciocchi

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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