Il chiüino rinsavito

Il chiüino rinsavito

“Ir chiuino rinsavito”

Tanto son stato

lì rimboszolito

secco scaarito

senś’esse’ snidiato.

Com’un chiuin,

uccellin scaanidio,

ch’ ‘un da’ mai fastidio,

dif’rente dar cincin!

Òra son sortito!

via da Fregionaia 

vensuto di Carconia

mi dican rinsavito

sortito dalla naia ”:

speriam ‘un veng’a noia!

Un tramonto “info’ato” nel bosco

L’illustrazione la rifarò mèglio, questa l’ho fatta al ristorante senza neanche la mia penna preferita e fa abbastanza cxxxxx per questo l’ho abbinata preventivamente alla fetta di limone…

Il luì piccolo, chiamato anche “chiüino”, è un passeriforme ( cioè ha la stessa forma della passera – lo dice il dizionario e lo riporto per dovere di cronaca -) di piccole dimensioni, infatti non arriva ai 10 grammi di peso.

È uno “scaanidio “ cioè il più piccolo della nidiata, un po’ come i bimbi più gracili della famiglia o della compagnia che se non fosse per le piume/vestiti sarebbero tutti pelle e ossa ( secchi com’un uscio/ secchi scaariti ).

Il suo canto non è pregevole come quello del fringuello o della “cincina” ( cinciallegra ) o del più popolare “lu’arino”. Mi chiedessero come fischia un chiuin non lo saprei imitare…e non credo lo saprebbe neanche un vecchio cacciatore o un ornitologo provetto.

Così piccolo e neanche brillante cantante non ha particolari pregi per esser ricercato da cuochi o amatori…

A Lucca lo chiamiamo anche “uccellin del freddo” perché facile da distinguere sui rami e nella boscaglia quando, in inverno, le piante hanno perso il fogliame.

Pur essendo un uccello del “diaccio” sembra sempre un po’ soffrire le basse temperature pertanto assume una postura “rimbośzolita” cioè si avvolge timidamente e freddolosamente nel suo stesso piumaggio.

Come tutti gli uccelli nidifica e si riproduce, si ciba di insetti e svolge la sua vita regolarmente cercando di scansare le insidie rappresentate da predatori più grossi di lui ( luì ) tra cui i gatti ( a Guamo ce ne sono un fottìo perché è il paese dei gatti come Verciano quello dei ranocchi e Vorno dove “ci són più muri che case”).

Ha un suo niidio quindi, dal quale può “sortire” ( francesismo di uscire, Lucca è stata un principato di Napoleone ), per avventurarsi nel mondo.

L’ho paragonato ad un monello come quelli che venivano mandati nel riformatorio chiamato “Carconia” ,dal nome della via Quarquonia nel quartiere Bastardo, dove aveva sede la struttura ricettiva.

Un monello impazzito a tal punto da venir spedito nel manicomio provinciale di Maggiano ( in Fregionaia ) dove fu medico lo psichiatra e scrittore viareggino Mario Tobino.

Ma un matto può forse rinsavire?

Un tema quello della pazzia molto discusso e interessante per le persone che si considerano “normali”.

Questo sonetto alla méglio ( cioè come mèglio riesce ) si colloca nella raccolta di poesie fatte con l’uccello ( per protagonista ).

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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