Giasone il greco-viareggino

Giasone il greco-viareggino

Noi italiani, quando si pensa ad un greco, lo associamo allo Zorba reso celebre dal film con Anthony Quinn tratto dall’omonimo romanzo ( è una vita che sognavo scriverlo 😂 ) “Zorba il greco” di Nikos Kazantzakis. 

Un libro bellissimo che ho letto qualche secolo fa con protagonista questo operaio-filosofo che dai suoi tanti viaggi ha saputo attingere per decifrare la vita in modo poetico e sempre ispirato e tendente alla natura. Mi ricordo un passo in cui parla del serpente come animale nobile, seppure odiato da tutti, in quanto perennemente e completamente a contatto ( con l’intero corpo ) con la Terra.

Il signore conosciuto oggi è anch’egli un greco di tutto rispetto: Giasone Polycretis.

Lo osservavo ogni volta che, recandomi a Viareggio per lavoro, lì “al bozzone” nella darsena dietro la Torre Matilde, stava a dipingere unicamente lo stesso soggetto: la Torre.

Per questo mi aveva incuriosito e mi ero informato apprendendo che era greco, di buona famiglia nel suo paese, trasferitosi a Firenze per motivi suoi e che aveva compiuto studi accademici in Italia.

Una tecnica ed una velocità realizzativa da far paura anche su soggetti classici e complessi ( riesce a riprodurre Madonne e affreschi fedelmente in tempi record ), predilige Viareggio nei suoi temi, recandovisi quotidianamente da Firenze ( dove risiede) in treno.

Il suo legame con la località di mare è iniziato nel 1971 quando arrivato a Firenze per il suo viaggio di nozze , anziché andare a Parigi ( come fanno tutti ma non gli artisti !!! ) ha aperto una cartina della Toscana e scelto, ispirato inconsapevolmente dal nome, “via Regia”, quindi Viareggio.

Qui ha imparato ad amarla ed iniziato a dipingerla. Dapprima al molo senza spingersi ad est del canale, fermandosi sul lato ovest.

Settimanalmente lasciava i suoi quadri tornando dopo qualche giorno e scoprendoli venduti.

Poi, dipingendo la Darsena Toscana, la punta del porto da via Coppino, la Pineta,  ha conosciuto un amico, Piero, ed imparato ad amare quegli specchi d’acqua ricchi di imbarcazioni e, a quel tempo, di pescherecci.

La Torre Matilde no, quella non gli piaceva.

Fu il suo amico fraterno a dirgli che era forse il soggetto più antico presente in Viareggio, così vi si avvicinò, la dipinse e mai più la lasciò.

Mi ha confessato di averne realizzate più di 1000, essendo il soggetto più richiesto.

Una volta sul molo con l’amico, entrambi a dipingere, iniziò a piovere e lui, malgrado Piero gli dicesse della pioggia e che era tutto bagnato nei capelli, si trovò talmente immerso nel dipinto, da non riuscire a smettere; un pitturare ricco di colore, brevi colpi di pennello a svelare una luce, ghermita dal vivo ( così lui dipinge sempre “sul campo” ) in una foga quasi estatica, veloce e passionale. 

Fu il suo quadro più bello -confessa- e per dirlo lui, che ne ha realizzato qualche migliaio in tanti anni di pratica artistica, come non credergli.

Il suo sogno? Un ponte spirituale, ma anche un gemellaggio, tra Viareggio e la sua città della Grecia. 

Viareggio lo ama, tutti lo conoscono e salutano; mentre ero lì è passato un signore in bici che gli ha urlato “Una luce come oggi non la trovi più!”.

Prossimamente le opere di Giasone

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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