Tordo ’s piedino

Tordo ’s piedino

Tordo’ s piedino

( ditto cor genitivo anglese: “ir piedin der tordo” )

Sarebb’a dì la “śampa”

La “grinfia coll’ugnoli”

Ch’attende po’ a tutt’i lavori

E che i’ rramin agguanta.

Si rimira sempre all’ale

Dell’uccelli e anco del “tordo”

Che dar nome sòna “gronchio”

Ma è tutt’un dì vorgare…

Cor su śampin di molto lesto,

Siccome un è tordello e locco,

Se nessun vigilia

Lù, ch’è ‘n popo’ trebesto

A chie ‘nvece è più balòcco

Lo sorpassa in fila.

de Il Lustro 

( raccolta poesie fatte con l’uccello per protagonista )

Quanto sarà “antepatio” ( fastidioso ) l’essere superati nelle code. Un sintomo di grande maleducazione da parte di qualche furbetto spesso  tacitamente tollerato. Si tocca il culmine quando le vittime del piccolo sopruso sono persone anziane, invalidi o portatori di handicap o semplicemente dei “tordelli” poco attenti al loro turno…

La giusta punizione, secondo un contrappasso dantesco? 

L’esser infilati ( infilzati ) come spiedini e arrostiti sulla brace.

Quanto al tordo, ingiustamente paragonato agli umani un po’ sprovveduti, parliamo di un animale invece assai brillante di una velocità notevole sia in volo che a terra.

Impossibile da catturare anche lavorando in sinergia come accade in  questa filastrocca lucchese:

Dice il sordo:

“Sento un tordo”

Gli fa il cieco:

“Io lo vedo”

E lo zoppo:

“Presto andiamo,

Siam tre bravi, 

l’acchiappiamo!”

L.

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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