Cesare Viviani a Nozzano detta “Nossan”

Cesare Viviani a Nozzano detta “Nossan”

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Cesare Viviani a Nozzano 

detta “Nossan”

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Correva l’anno 1980; correva talmente forte che mai si sarebbe fermato e che, si dice, avrebbe continuato a correre….. 

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A quei tempi, in quel di Nozzano Castello, un paesino di campagna dell’Oltreserchio, si svolgeva a fine estate la Sagra del Frate. Una domenica sera, il compianto parroco Don Germano Dreucci invitò “nientepopodimenoche” Cesarin’ der Viviani da Monsanquilici. 

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Cesare Viviani di Monte San Quirico autore di varie opere in vernacolo lucchese era il degno erede di Gino Custer De’ Nobili il più grande poeta vernacolare lucchese e maestro del parlar di Lucca Fòra e Lucca drento. 

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Intorno ad un interessato tavolo, Cesare calò subito due “carichi da novanta” tratti dalla sua raccolta di poesie vernacole “Robba della mi’ Tera (1977)”:

 

La buccina del limone ner ponce

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Nel primo racconto, l’oste Beppe, appellato “Sudicione”, alla sera nel suo ritrovo ( locale ) serviva ai propri clienti i ponce ( cocktail caldi di caffè e vari liquori ). 

Guai a chiedergli anche la buccina di limone dentro! 

Lui l’avrebbe tagliata con l’apposita unghia, cresciuta a misura, del pollicione ( coerentemente con il suo stile che gli era valso 

quell’appellativo ).

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L’Anfiteatro oggi

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Il gioo della tombola

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Ir gioo della Tombola era invece ambientato in piaśza der Mercato, l’Anfiteatro, dove la sera, si svolgevano le tombolate.

Ad ogni numero, come usava, il banditore forniva un commento ed un collegamento… 

Al vincitore della manche, oltre al premio, sarebbero toccati un sacco d’accidenti ( per la sua solita fortuna ).

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Dopo questo buon inizio, Cesare volle che gli parlassimo di Nozzano, così iniziarono le lamentele degli abitanti su ciò che mancava in paese e ciò che con urgenza si sarebbe dovuto fare.

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Lui ascoltava compiaciuto così i paesani gli raccontarono anche un aneddoto sulla Stazione di Nozzano. 

Salutando promise di scrivere qualcosa sul paese e , puntualmente, qualche settimana dopo, consegnò una poesia al parroco. 

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“Nossan” era il titolo e faceva parte della raccolta di poesie “Paesi della mi’tèra” 

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Questo l’inizio:

“Nossan è ‘n paesin che t’innammora…. E la stazione? “Scendete giù dar tren siam a Nossan….”. 

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Ecco, Viviani non avrebbe potuto scrivere tutto quel che gli era stato detto, però l’aneddoto sulla stazione ve lo dico io. O meglio, riporto quel che mio padre mi raccontò:

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Stazione di Nozzano

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Il treno proveniente da Viareggio, sta arrivando. Il Capostazione, solerte, lo attende con fischietto e classica paletta. Lo stridere delle ruote, la scossetta che anticipa il fermo, l’apertura delle porte. 

“Nozzano Stazione di Nozzano!” grida, ma ‘un iscende nimmo! 

Il Capostaśzion  ripete: “Nozzanooooo Stazione di Nozzanooooo!” 

Nulla! 

Possibile che non scenda nessuno se la piazzola è piena di bicirette, barocci, pruette e chi più ne ha più ne metta? 

“Ora ci penso io!”mormora il ferroviere ….

“Nossan! Nossan!” 

E tutti giù dar tren co’ ssoccoli ‘n man! (E tutti scesero dal treno con gli zoccoli in mano).

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testo e foto di Giuseppe Pardi

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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