I’ Llesso: si stava méglio, péggio

I’ Llesso: si stava méglio, péggio

 

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I’ llesso

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Fa i’ llesso bòno

‘Un è mia da tutti:

“Bollitin”che si rispetti,

Insennò fai ir brodo!

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Te scèglie ‘ pèśzi méglio:

magrin , lingua ‘na punta

po’ l’ossi davero, no per finta

e l’odorino appena svèrto…

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Ci vor di tutt’ n po’

curignoro, gallina e manśo.

Allora sì, sei ‘n ganśo.

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Di vello teggio no

Che ‘r gatto bèla “Mao”!

Ma tenero…è bòno bao!

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de Il Lustro

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“Si stava méglio 

quando si stava péggio”

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Era buona abitudine qualche decennio fa che all’amico, se venisse a trovarci prima del pranzo o della cena, si offrisse di restare invitandolo a mangiare nella propria casa.

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Era creanza popolare, forse contadina, comunque tipica delle famiglie umili le quali, in quel modo, condividevano l’umile pasto, con il gradito ospite, facendolo così partecipe dell’effettiva casa.

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Dico “effettiva” perché, nei tempi odierni, l’invitare a cena degli amici, comporta una serie di artificiosi preparativi scenografici, teatrali e culinari che stravolgono completamente la dimora ( e le persone, ospiti e ospitanti ) lasciando, del clima abitudinario domestico originario e quotidiano, davvero ben poco.

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Alla fine anche un semplice invito diventa così complicato che poi spesso non se ne fa di niente…

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Il cibo, celebrato come una cosa non proprio scontata, rappresentava il frutto delle fatiche nei campi ( non se ne buttava via mai ) ed i figli erano bocche da sfamare ma anche braccia pronte a lavorare nei campi.

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I pasti erano poveri ma abbondanti perché le calorie necessarie per lo svolgimento di quelle pesanti mansioni richiedeva notevoli energie.

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Molte delle patologie, legate all’alimentazione non esistevano o erano trascurate per pensare a problemi più importanti come il semplice sostentamento.

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In quest’epoca i piatti non potevano che esser poveri;  “cucina povera” si dice oggi e, oltre ad essere di gran moda, è utile a riscoprire i prodotti, le ricette e le usanze tipiche di ciascun territorio.

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“Ha da vienì ‘ na bella ventata di miseria !”

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Che la povertà sia tornata di moda?Fatto sta che minestroni, zuppe di pane e tante patate in tutte le salse, sono presenti sui menù dei migliori ristoranti riconoscendo il giusto lustro ai presidi slow-food delle varie regioni.

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Un piatto molto ambito, poiché raro da poter gustare, era il “lesso” ossia il bollito.

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Il giorno che se ne poteva mangiare in casa era una festa. 

Se il caso volesse che in quel giorno vi fossero ospiti, i figli dovevano mentire sostenendo di non volerne, di non aver appetito, di non gradirlo, sacrificando la loro modesta porzione a favore del l’importante commensale.

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Oggi, nelle famiglie, di lesso se ne prepara sempre meno. Il bollito viene snobbato dai ragazzi che prediligono cibi più FAST o dal nome e aspetto più COOL. 

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Poi magari lo andiamo a ricercare nelle trattorie dicendo che quello che ci si prepara a casa è migliore…

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“Oh Brodo”

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“Brodo” è l’alimento liquido definito dai francesi “consommé” se ristretto o “bouillon” se più allungato. 

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“Brodo” è anche un’offesa lieve per intendere una persona sciocca ( sciabigotto ) o incapace.

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Un uomo quindi di poca consistenza come la pietanza. “Brodo di tullore” era un minestrone di castagne secche, una brodaglia insapore…

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Il contrario di “ganśo” ossia furbo, scaltro e brillante. “Il ganśo” è invece l’amante clandestino di una donna ( per la donna si usa “la ganśa ).

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“Ganśo bao”

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significa “veramente figo” o “molto figo”.

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“Bao” è quindi un aggettivo di quantità ma anche avverbio. In risposta ad una domanda “Bao” esprime oltre ad affermare un sì anche l’ovvietà ed il compiacimento del proprio comportamento…

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“ Si va al Giannotti stasera?”

“Bao”

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“Te lo mangi il lesso?”

“Bao” ( Si certamente, mi piace! )

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“Sarà Brodo chi ‘un ni piace i’ llesso?!?”

“Bao!” ( Certo che è uno sciocco ! ).

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“Si stava méglio 

quando si stava péggio …”

“Bao!” ( Infatti )

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
1Comment
  • il Lustro
    Posted at 17:57h, 20 Maggio Rispondi

    Alcuni spunti sull’argomento
    di Giuseppe Pardi

    *******************
    A quei tempi era più la gallina a cucinarsi lessa.
    Il gallo serviva a fecondà la galline che poi nascevan i pitori.
    La gallina era scelta infilandole un dito in culo: se non sentivi l’ovo che avrebbe fatto, una bella tirata doi collo e via….
    Della gallina, usavi anche le ovaie. Di un eventuale gallo, anche le palle.
    Altre parti, erano le zampe passate sul fuoco per strinarle e così si levava la pelle di fuori.
    Poi il collo, la testa cervello compreso.
    E comunque anche la cresta. lo stomaco/ventriglio/magone o cipolla, che era chiamato Maon (e). Le budella o interiori in genere, ben pulite, servivano per il sugo
    Per la carne di manzo si chiedeva il “lesso andante”.
    Mi ricordo che mi facevo dare lo “Spicchio di petto”.
    Poi ovviamente l’ossi da brodo, le zampe, aggiungerei la coda

    Il curignolo era più buono arostito. La testa poteva esse messa nel lesso.
    Andà in brodo di giuggiole (esse molto contenti, felici)
    Lascelo bollì nel su’ brodo (s’arangi!)

    Nel convento.

    “Padre, è aumentato un frate!”

    risposta

    “Brodo lungo e seguitate!”

    o “allungà il brodo”. Significa l’arrangiarsi con i mezzi di cui disponiamo, arrabattarsi.

    “Nonno, beve il brodo, è bono???

    risposta

    “O bì, sìera bono un lo chiamavin brodo!”.

    *******************

    Bao fa da superlativo assoluto.
    Ganzo bao = ganzissimo, molto ganzo
    Bao ha come equivalenti necci e sodo, ad esempio.
    Ganzo necci, ganzo sodo,… ecc
    E’ bono bao necci! Buonissimo, di più…

    ***************
    Il Ganzo, inteso come amante, presuppone una terza persona: il PEORO.

    Detto anche Becco, cioè il marito tradito più o meno consapevole del fatto.

    Es. nella ballata della canna, il peoro, consapevole, dice: “Meglio esse peori, che morì di fame / lascia prosciutto e pane e torna lunedì”. Pur di riempì il gubbio, fate quel che vi pare e semmai, ritorna (così si rimangia).

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