Benvenuta estate

Benvenuta estate

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Il mare!

Com’era “il mare” per noi bamborini?

Sveglia presto, diciamo alle sette.

Colazione veloce e, sempre impastati dal sonno, a piedi o in bicicletta, tutti alla stazione di Nozzano.

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La stazione ferroviaria di Nozzano

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La bici si affidava alla Signora Gina che la custodiva fino al rientro.

Puntuale, in arrivò da Lucca, si fermava il treno.

Poche centinaia di metri e la Piana lucchese sarebbe sparita dietro la galleria, dopo il buio del vagone e la grande emozione dell’improvvisa luce della Versilia.

La fermata a Massarosa e infine Viareggio Scalo.

E lì sì che c’era da camminare.

Direzione i vecchi bagni della Darsena, che prima erano attaccati al molo e che poi furono spostati a sud per ampliare l’area del porto.

Lungo la strada si facevano poche soste per prendere la merenda o il pane o la frutta.

Il tempo passava veloce coi nostri ruzzi o mattie, un po’ meno per chi ci accompagnava.

Sul mare, ombrellone e gabina (cabina) già prenotati per il periodo del mare.

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L’orario canonico per fare il bagno: le 11! Dovevan passare almeno 3 ore dalla colazione.

Ma se cedevamo ai venditori di schiacciatine, cocco o gelato, genitori consentendo, restavamo… all’asciutto, pena morire di una congestione!

Ma allora perché gli altri bamborini stranieri erano sempre a mollo, vivi, e, anzi, la mamma portava loro la focaccina direttamente nell’acqua?

La risposa era: “Loro ci son abituati…” Mah, mistero…

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Sulla rena giocavamo con i tappini, le palline trasparenti con i ciclisti, o, più grandi, al gioco del fazzoletto o a dire, baciare,…. ecc.

E tutto trascorreva serenamente.

Quasi, perché qualche bisticcio e bizza erano sempre in agguato.

Nel pomeriggio, rientro fino alla stazione con eventuale sosta in pineta.

A volte un gelato a paletta nel cono o un ghiacciolo o qualche diavoleria di quei bussoli che mettevi 10 lire, giravi il pomello e ti davano la “scingomma”, riuscivamo ad averlo.

Il treno, a ritroso, usciva dalla galleria e la Piana era più cupa della Versilia.

E se non passavamo dalla Signora Gina a pagare, è perché alla stazione ci eravamo venuti a piedi.

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L’amor dell’anni

( da “Le stagioni dell’Amore – Estate ” di Giuseppe Pardi )

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Pappà e bambori a fa castelli
colla rena bagnata giù bocconi.
Ragassine vispe un po’ appartate
aspettin il passà di du’ monelli:
dall’occhi scendin giù de’ lluccioloni
mentre pipìan delle ‘ose andate. (1)

Nonni coperti dalle sabbiature
gambe grinsite segne dalle vene. (2)
Mariti a légge l’utimo giornale, (3)
sottecchi a controllà le scollature.
Bagnini muscolosi e messi bene
mogli a commentà: Un è mi’a male!

Orilogi scorin i ssu menuti,
frignin a su’ mà, trebesti sul mare: (4)
“O quanto c’è, sempre, per far il tuffo?”
“Boni, e sulla battima giù seduti! (5)
Le tre òre già dovrete aspettare,
per un doventà blu come un bel Puffo!” (6)

E nella breve estate della vita
ognun si cerca quel che c’ha premura.
Sogni, speranze, ma. oggi va capìta
che un è certo questo quel che dura!.

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Testo, poesia e immagini di Giuseppe Pardi

 

 

note:

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(1) Pipiare = chiacchierare copiosamente
(2) Segne = segnate (il participio passato lucchese)
(3) Utimo = ultimo
(4) Trebesti = vivaci
(5) Battima = bagnasciuga
(6) diventare blù, per la congestione

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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