Nel cantiere delle mura

Nel cantiere delle mura

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Le mura di Lucca sono state costruite in un arco di tempo assai lungo e sono il frutto di un progetto che ha visto all’opera numerosi architetti: tanti disegni, tanti ripensamenti, tante modifiche anche in corso d’opera.

Ma quando veniva deliberata la costruzione di un nuovo tratto, come funzionava il cantiere?

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Nell’esempio illustrato c’è il baluardo San Donato e un tratto di cortina di collegamento col baluardo San Paolino: noterete facilmente una sequenza di allineamenti orizzontali.

Questi altro non sono che diverse fasi di cantiere ovvero diversi lotti costruttivi, e sono visibili un po’ ovunque su tutto il perimetro.

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In pratica accadeva questo: dopo aver preparato il terreno e le fondazioni si avviava la costruzione del muro fino a una certa altezza per tutta la lunghezza della tratta in questione.

In pratica si creava un primo perimetro difensivo, con ancora alle sue spalle le vecchie mura.

Si procedeva quindi con il lotto successivo fintanto che si raggiungeva una quota di sicurezza; a quel punto, intanto che davanti la costruzione procedeva si poteva gradualmente iniziare la demolizione della cinta più interna.

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Tra un lotto e l’altro potevano passare anche mesi: dipendeva, allora come sempre, dalla disponibilità di finanziamenti, materiali e tante altre variabili.

Spesso l’altezza dei lotti corrisponde a quella che si chiamava una “pontata”, ovvero un piano delle impalcature.

In questo  caso gli strati hanno un’altezza di circa 120 cm, ovvero una mezza canna, che era l’antica unità di misura architettonica lucchese.

Le linee che vedete sono quindi discontinuità della muratura prontamente sfruttate dalla vegetazione ed è importante che questa erbetta rimanga perché racconta moltissimo della storia delle nostre amate mura, molto più di libri e documenti.

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di Nicola Bianchini

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
1Comment
  • il Lustro
    Posted at 08:00h, 26 Giugno Rispondi

    EFFLORESCENZA

    Osservando il paramento esterno delle nostre mura è facile rendersi conto che, in molte zone e lungo tutta la cerchia, l’originario ed uniforme colore dei mattoni cinquecenteschi è andato perso compromettendo non poco l’aspetto visivo dell’opera. Il cambiamento di colore non è dipeso da interventi di restauro, tamponamenti manutentivi o inserimento di materiali diversi dagli originali. Le chiazze biancastre, più o meno estese ma anche circoscritte ad un solo mattone, sono il risultato di un lungo processo chimico che si chiama “efflorescenza”. Si può sintetizzare che l’entità di questo fenomeno è dovuta alla quantità di sali solubili e alla durata della presenza dell’acqua nella muratura. Molto probabilmente, derivando dall’evaporazione dell’acqua, pur essendo esteticamente sgradevoli, queste “scoloriture” non dovrebbero essere dannose per la muratura cinquecentesca.

    di Enzo Puccinelli

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