Il furto del Castello di Larciano

Il furto del Castello di Larciano

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COME I LUCCHESI ‘RUBARONO’ AI PISTOIESI IL CASTELLO DI LARCIANO

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Dopo il passaggio di Lucca e Firenze alla Parte Nera, l’unica ‘isola’ bianca rimase Pistoia. Le due città allora, di comune accordo, decisero di sottometterla e le operazioni preliminari furono la conquista dei castelli che difendevano le vie d’accesso.

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Nel settembre del 1302 i lucchesi decisero di prendere con l’astuzia il castello di Larciano, ai piedi del Monte Albano. Lucca contattò alcuni fuoriusciti guelfi di Larciano spiegando loro l’intenzione di impadronirsi del castello; questi “intesono al fatto, e per mezzo d’alcune femine parlarono con alcuni Guelfi di quelli dentro celatamente. E ne’ ragionamenti che ebbono, trattarono di tollere [portar via] Larciano per furto”.

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Quando “lo fatto fue messo tutto in ordine e fatte le scale e tutti li argomenti da involare la terra, allora due giovani guelfi, e usciti di Larciano, e gagliardi, una sera al tardi vestiti a modo di femine di panni stracciati e cattivi, con un fascio d’erba in capo per uno, entrarono in Larciano, et andarono alle case di coloro che aveano fatto lo trattato con li usciti loro”.

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Dopo pochi giorni, i primi di ottobre, le truppe regolari lucchesi, ormai pronte nelle vicinanze, al segnale convenuto e con l’aiuto dei congiurati, in gran segreto scalarono le mura con le scale e ancor prima che le guardie se ne accorgessero furono dentro in numero sufficiente per assumere il controllo dell’abitato.

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Dalla rocca, che sorge all’estremità superiore delle mura della piccola città, i difensori rimasti dettero l’allarme a Pistoia. Chi conosce questa bellissima fortificazione, ancora ben conservata, sa che essa ha due entrate, una delle quali si apre direttamente all’esterno delle mura: da questa i difensori contavano di far entrare i rinforzi perché tutte le tre porte della cinta del paese erano in mano ai Lucchesi.

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I Pistoiesi arrivarono ma non riuscirono a raggiungere il castello; respinti dalle milizie lucchesi furono messi in fuga lasciando sul campo circa trecento dei loro “tra morti e presi”. Rimasti soli anche gli occupanti della rocca si arresero lasciando l’intero castello in mano a Lucca. “Grande fue lo danno che li Pistoresi ricevero, sì della sconfitta […], e sì del castello di Larciano perduto, ch’era la migliore terra che fosse loro rimasa, e molta vettuaglia venia loro da quella parte; e non rimase loro altro che
la strada dalla Sambuca, e da quella venia tutto lo fornimento che bisognava loro.

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Li Lucchesi [al contrario], fornita la rocca, e la terra di Larciano tornarono a Lucca con grande festa e allegrezza, e con molti pregioni”.

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di Nicola Bianchini

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Questo bizzarro racconto è riferito nelle Istorie pistolesi, un’importantissima cronaca redatta alla metà del XIV secolo.

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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