Luk! Luk! Luk!

Luk! Luk! Luk!

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…un breve racconto di fantasia di Enzo Puccinelli su come potrebbero essere andate le cose…

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Si chiamava Lothar: corpo tozzo ma proporzionato, barba e capelli lunghi neri e incolti, occhi piccoli sotto spesse e folte sopracciglia, pelle ruvida bruciata dal sole e dal freddo, non più giovanissimo ma ancora fisicamente forte, trascinatore e carismatico da essere riconosciuto, giustamente, come l’unico capo possibile.

Ormai erano quasi tre mesi che il suo popolo aveva deciso di seguirlo in quel viaggio. Dopo aver lasciato il loro territorio ad inizio primavera, avevano affrontato quelle montagne che li separavano dall’ignoto.

Era importante andarsene via da quei luoghi che erano diventati troppo pericolosi per loro e quindi, anche se la scelta non fu facile, il fatto di abbandonare per sempre la terra dei padri sembrò a Lothar la cosa migliore da fare per sé e per la sua gente, la quale, con grande fiducia, lo seguì senza porre alcun ostacolo alle sue decisioni.

Erano tutti sicuri che, scavalcata quella catena montuosa, avrebbero trovato un luogo adatto a loro, un luogo sicuro su cui stabilirsi e iniziare una nuova vita, una nuova storia.

Avevano superato già le più alte cime e, da qualche giorno, stavano seguendo un percorso collinare sul lato destro di un fiume che scorreva impetuoso, non molto distante dai loro passi.

Dopo un breve temporale estivo, in un tardo pomeriggio di inizio estate, arrivando in cima ad una piccola collina realizzarono che il loro viaggio stava per terminare.

Tutto quel popolo si aprì a ventaglio dietro il capo il quale, dopo essersi fermato, allargò le braccia, alzò lo sguardo al cielo e si voltò soddisfatto e sorridente verso la sua gente. Sì, forse erano arrivati.

Davanti a loro faceva mostra di sé una grande piana racchiusa su tre lati da verdi colline.

L’acqua del fiume, che fino a quel punto era stata costretta a stringersi dentro una valle spesso troppo angusta, adesso poteva dilatarsi a piacimento, abbracciando quelle terre e sembrandone la padrona incontrastata.

Tra verdi prati e boschi, un ramo scorreva sotto di loro sdoppiandosi in due percorsi, mentre un altro, dopo una biforcazione che potevano osservare alla loro sinistra, seguiva un diverso cammino e, a sua volta, dopo una nuova biforcazione, una parte proseguiva verso un grande lago ben visibile in lontananza, mentre l’altra defluiva verso occidente, ricongiungendosi poi agli altri rami per formare un unico alveo che doveva poi sfociare in quel mare non troppo lontano e del quale, complice il vento, in molti sentivano chiaramente l’odore.

Negli ultimi giorni la stanchezza si era fatta sentire. Donne, anziani e bambini avevano cominciato a dare chiari segni di insofferenza crescente e quella vista ebbe più successo di un lungo riposo.

Non persero tempo e, rinvigoriti dall’adrenalina, iniziarono l’ultima discesa.

Quando la meta è vicina le forze e la determinazione aumentano a dismisura e anche se non fu facile attraversare due corsi d’acqua, quella gente, stanca bagnata e finalmente soddisfatta, arrivò su quella parte di terra leggermente sopraelevata rispetto a tutto il resto.

Nei giorni seguenti Lothar inviò i più giovani e coraggiosi compagni di viaggio a perlustrare i dintorni e quando le esplorazioni vennero ritenute sufficienti, venne convocato il consiglio degli anziani per prendere l’ultima decisione.

I corsi d’acqua che li circondavano, anche se qualche volta esondando, avrebbero creato problemi, dall’altro canto invece fornivano illimitata acqua da bere e ottimo pesce in quantità più che sufficiente, così come le battute di caccia sulle adiacenti colline avrebbero procurato loro buona ed abbondante carne da mangiare.

La visione e la risolutezza di Lothar prevalse sulle poche perplessità e, pertanto, quella sera venne presa la decisione che quel luogo sarebbe diventato la loro nuova “casa”.

Presi da una strana e forte impazienza decisero di trovare subito un nome da dare al luogo dal quale, ormai, non si sarebbero voluti più separare.

L’accordo fu presto raggiunto e, in considerazione che la zona circostante era molto paludosa, fu deciso di chiamare il villaggio con un nome che, nella loro lingua, indicava proprio tale tipo di terreno.

Tutti si sistemarono il meglio possibile, vennero accesi dei fuochi e, dopo aver stabilito turni di guardia ai limiti del campo, quella gente si addormentò sognando un futuro diverso, un futuro sicuro, un futuro dove vivere in pace e far crescere i propri figli.

Per giorni, nella mente di ogni componente della comunità e nei loro sogni più profondi risuonarono continuamente tre lettere: Luk… Luk… Luk…

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si Enzo Puccinelli

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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