Costare quanto le Mura ai lucchesi

Costare quanto le Mura ai lucchesi

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Normalmente il cittadino lucchese conosce le mura come una costruzione di carattere difensivo della libertà e dell’autonomia repubblicana, cosa peraltro vera almeno nei confronti di città stato confinanti, come Firenze o Pisa.

Pochissimi, invece, sono coloro che si sono chiesti quanto sono costate, quanti anni sono stati necessari per ultimare i lavori, quanto materiale e manodopera sono serviti, quanto volte sono state utilizzate, nonché una serie di altre problematiche sorte sia durante la costruzione che a lavoro finito.

Oggi per la totalità della cittadinanza le Mura sono un magnifico monumento ed una bella passeggiata, ma per meglio inquadrare e dare ancor più valore all’opera simbolo della città, è opportuno riassumere le enormi difficoltà incontrate per la loro costruzione, come queste siano state risolte ed avere un quadro generale dei valori che normalmente non sono conosciuti e quindi presi in considerazione.

Per prima cosa va detto che l’attuale cinta muraria andava ad integrare e sostituire la precedente fortificazione risalente al medio evo (anni 1000/1200) che non rispondeva più alle nuove tecniche di guerra cambiate con l’avvento dell’artiglieria pesante. Peraltro si rendeva necessaria anche una maggiore disponibilità di spazi per consentire un adeguato sviluppo urbanistico in funzione della crescente popolazione.

Il primo problema che i maggiorenti della repubblica dovettero affrontare fu certamente quello relativo al finanziamento dell’opera. La spesa era prevista in un importo esorbitante. Il preventivo risultava ammontare in oltre 700.000 scudi d’oro. Ogni scudo era 75 Bolognini e la paga giornaliera di un operaio corrispondeva a 3 Bolognini.

Una cifra incredibilmente elevata anche in considerazione che il bilancio medio della repubblica si aggirava su circa ottantamila scudi annui. Fu trovato comunque un accordo fra le varie famiglie dell’oligarchia lucchese che garantirono la copertura dei costi in funzione della difesa dell’indipendenza e della libertà del popolo lucchese. La spesa globale fu di ben 955.125 scudi d’oro ripartiti nei bilanci statali nel periodo di durata dei lavori che andarono addirittura dal 1544 al 1648, mentre l’iter di progettazione ed organizzativo era iniziato dal 1504. Definita questa priorità e prima di poter iniziare materialmente la costruzione, si dovettero indicare le modalità di approvvigionamento dell’ingente quantità di materiali che sarebbe stata necessaria (legname, pietre, terra, calce, mattoni, manodopera e carri per il trasporto).

Furono quindi individuate alcune fornaci per il rifornimento dei mattoni ed anche le cave che avrebbero dovuto fornire le pietre. Per evitare che i lavori dell’opera delle mura avessero rallentamenti rispetto a quanto programmato ed in considerazione delle potenzialità di produzione delle fornaci fu loro vietato di vendere mattoni a clienti privati e consegnare solo alle Mura la totalità dei manufatti. Numerosi furono comunque i casi di partite di materiale dirottate a clienti privati. Per evitare tutto questo furono emesse severe ordinanze con pesanti sanzioni per coloro che avessero venduto “sottobanco”

Il sistema di trasporto e di consegna dei materiali creò numerosi problemi la cui soluzione si rivelava particolarmente difficoltosa. Fu scartata l’ipotesi di utilizzare i “barocci” trainati da animali in quanto non avrebbero potuto caricare quantità significative di materiale e le ruote, in caso di pioggia. sarebbero affondate nel fango. Fu quindi deciso di utilizzare le vie d’acqua con barche appositamente attrezzate che sarebbero transitate fino al porto della città (nella zona oggi Stazione ferroviaria) utilizzando in parte fossati appositamente costruiti ed in parte gli esistenti canali Ozzeri, Priscilla, Rogio ed altri minori . Per i periodi estivi di “secca” si dovettero convogliare nei nuovi fossati le acque di alcune sorgenti delle varie zone per consentire il corretto livello di galleggiamento.

Per la manodopera furono interessate tutte le “vicarie” (frazioni) della repubblica che, a turni stabiliti, avrebbero dovuto inviare le quantità di uomini e di carri necessarie secondo le tipologie d’intervento dei lavori di costruzione. La paga giornaliera convenuta per la prestazione sarebbe stata di tre “bolognini”, mentre i barocciai avrebbero dovuto prestare la propria opera gratuitamente, almeno per i primi tempi. Tassativa era la disposizione secondo la quale ogni lavoratore doveva presentarsi munito della propria vanga, mentre il vitto e l’alloggio pro tempore, a parte il pane, erano a carico dei lavoratori. Le defezioni e gli allontanamenti non autorizzati erano numerosi e molte furono le denunce e le condanne per gli inadempienti.

Nel 1544 iniziarono finalmente i lavori che terminarono nel 1654. Di fatto più di cinque generazioni di ogni famiglia della repubblica “ereditarono” l’incarico di effettuare il lavoro coatto al fine di portare a termine la nuova fortificazione della città. Tanto sforzo per poco. Infatti le Mura non sono mai state utilizzate per difendersi da attacchi militari di qualunque tipo e l’unica volta sono servite nel 1812, quando la chiusura delle porte esistenti consentì di salvare il centro da una tremenda alluvione del fiume Serchio.

Parlando del sistema difensivo delle Mura e della mole di lavoro necessaria, si pensa quasi esclusivamente alla cinta in mattoni, ma il sistema difensivo era costituito da ben quattro distinte fasi: la prima opera del sistema di difesa era data dalla “tagliata”. In pratica tutto intorno alla città per circa 500 metri di larghezza, doveva esservi una enorme spianata tenuta sempre a prato in modo che chiunque fosse in arrivo poteva essere notato in tempo. La seconda era data da una serie di contrafforti (ne sono rimasti solo due all’esterno della “sortita” dietro San Frediano (oggi conosciuti come “mezze lune”) difficilmente superabili dai carri e dai fanti. La terza era un enorme e profondo fossato tutto intorno alla città (gli spalti) che sarebbe stato allagato in caso di necessità. Il quarto ed

ultimo contrafforte erano naturalmente le Mura. L’opera di scavo per ottenere il fossato è stata, forse la più impegnativa e pesante fra le varie voci di intervento, anche se la terra rimossa veniva riutilizzata a chilometro zero per il riempimento degli spazi interni della muraglia.

Tra le numerose altre curiosità che non debbono essere dimenticate va citato il fatto che, essendo le mura una zona militare, non erano fruibili dalla popolazione. Questo almeno fino ai primi anni del 1800. Solo nel 1810 con decreto di Felice Baciocchi si considerarono come struttura urbana aperta alla popolazione. Per accedervi era necessario ottenere una specifica autorizzazione. Peraltro dal 1800 al 1815 era abbastanza facile ottenerla, ma solo nel 1816 con decreto del granduca Carlo Federico di Borbone furono dichiarate “passeggio pubblico” lungo il quale era però vietato il transito a carri o barrocci le cui ruote avrebbero danneggiato il selciato. Pertanto il Comune dovette regolamentare l’accesso, programmare una corretta manutenzione ed interessarsi del relativo abbellimento. Da questa iniziativa prese il via l’iter per la piantumazione degli alberi lungo le cortine che ne erano prive, per la costruzione di un adeguato manto stradale da utilizzare per le passeggiate e per sistemare i parapetti di protezione ad una altezza tale che chi passeggiava potesse godere della veduta delle colline circostanti. Nel 1822 fu emanato un regolamento con il titolo “Piano per il passeggio delle Mura” con il quale si stabilivano formalmente obblighi, permessi e divieti.

Un altro aspetto importante è l’importo totale che è stato pagato dallo Stato lucchese. Infatti, oltre ai costi di costruzione di cui abbiamo già accennato, nel 1860 le Mura, nel frattempo passate nella proprietà del Regno d’Italia per il plebiscito seguìto all’unità nazionale, furono messe in vendita all’asta dal demanio in quanto non più di interesse militare. Dopo lunghi dibattiti, nel 1874 furono riacquistate dalla municipalità al prezzo di Lire 112.255 onde evitare che finissero in mano ad estranei. Con altro decreto nello stesso anno furono riacquisite anche le porte San Gervasio e dei Borghi al prezzo di Lire 2.585.-

Altre importanti curiosità relative alle Mura rinascimentali possono essere ricostruite attraverso le ricerche storiche contenute in alcune pubblicazioni a cura della Dottoressa Roberta Martinelli assieme a Giovanni Parrini (Le mura rinascimentali ediz. CISCU 1991) o con Giuliana Puccinelli (Le mura del cinquecento ediz. Matteoni 1983) oppure nel volume “Lucca e le mura” a cura di Romano Silva e Carla Sodini (ediz. Maria Pacini Fazzi/Comune di Lucca 2011)

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testo di Carlo Rossi

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“L’adieu” Acrilico su tavola de Il Lustro

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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