La fiera sul Giannotti

La fiera sul Giannotti

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Quando s’andava ai Cavallini. Sotto le Mura a Porta Giannotti (Santa Maria).
Per mano a mamma. Tra venditori di piatti e pentole, croccante, sigarini, succhero filato che tra un po’ era più alto di te.

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E giri di giostra che non finivan mai. E era bello addormentarti su un cavallino o una carossa. E poi magari rientrare con la carossa di Gigi, il vetturino e il su’ lallo/cavallino che trottava. Magari anche sulla banca davanti, così vedevi tutto lo Stradon (Sarzanese).

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Quando s’andava sul Giannotti. Se uno era fortunato, per mano a una morina o biondina o rossina… Si partiva anche a piedi da Nozzano, per bravata, o colla Vespina, il Solex o un trabiccolo che ni giravan le rote. Anche in macchina di qualcuno più grande. Carcinculo, dischi volanti, macchinine nell’autoscontro, ruota panoramica che vedevi tutta Lucca.

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O quasi… La danza del ventre, la Donna Ragno, il Castello della paura, chi piantava il chiodo in du’ colpi, chi faceva più punti a colpì col pugno il bersaglio,… E te ne ritornavi più rintronato di prima.

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Quando s’andava sempre lì, sul Giannotti. Il nome ormai è quello, alla faccia della Toponomastica. Per mano tenevi il tu’ bamborin. C’eran anche i biglietti omaggio che davano a scuola. Babbo, voglio montare lì! Mamma, babbo un vole… Tranquillo, ci pensa mamma… Giostre, autoscontrino per bimbini, mini calcinculo, e il mitico Bruco Mela. I biglietti finivan presto, ma per fortuna trovavi qualche collega che ne aveva una quantità industriale e che un centinaio te ne poteva dà, tanto ormai il su’ bamborin era allo stremo….

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E così giri soporiferi sulle giostre e sul bruco mela. Ma all’ora di rientrare, passando i biglietti residui a qualcun altro, si scatenavano le voglie. Babbo! Il croccante. I Brigidini. Il gelato! Il pesce rosso! E poi una bella dormita sulla macchina, al rientro.
Quando. Quando è adesso. E ormai alla fiera sul Giannotti ti senti spaesato Ti fermi una sera, così per curiosità. . A mala pena trovi un posticin perché sei venuto colla macchina piccina. Stretto alla tua bella, anco per mano, giù… Una passeggiata di rumore da allocchiti la testa. Ragassotti che noi a quell’ora lì non ci si era di sicuro. Luci, fumo, decibel alle stelle….

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Un sacchetto di Brigidini, un croccante e un torrone. Tutta roba morbida che non ti farà andare dal tuo dentista prima dell’appuntamento di controllo programmato. E i frati? No, quelli no, aspettiamo il… cambio olio. E nel primo pomeriggio del giorno dopo, senza file, ecco i frati e due bomboloni. Uno alla crema e l’altro alla cioccolata.
Quando andavo alla Scuola Media alle “Carducci” in Piazza San Ponziano, c’era il carrettin delle merende. E l’omino i bomboloni li chiamava… suore, in contrapposizione ai frati. E ci tratteneva per facci ride. “Io c’ho una cagna e la chiamo per dargli da mangiare: To’ Panera!” E si rideva sì… E perché? Beh, proviamo a chiamarla due o tre volte di fila e vedete…. Mah, con questo fuori tema, meglio chiudere qui i ricordi…

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Testo e foto di Giuseppe Pardi

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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