Cannoni e “traditori”

Cannoni e “traditori”

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Successe nel 1799.

Gli austriaci, letteralmente, ci rubarono tutti i nostri splendidi cannoni, alcuni anche in bronzo, posizionati sia sulle mura che nei magazzini, per un totale di oltre cento pezzi costruiti nelle nostre fonderie, con cura e perizia!

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Dimenticandoci adesso del furto, vediamo come era studiata e prevista la difesa delle mura con l’utilizzo di queste bocche da fuoco.

La forma dei baluardi, a “picche”, era imposta sia dalla necessità di difendere le cortine che dall’esigenza di “nascondere” l’artiglieria sia agli occhi che alle offese del nemico.

Un cannone di quei tempi raggiungeva una gittata non particolarmente elevata e, tenendo presente la scarsa precisione di tiro, non venne preso in considerazione solo il puntamento verso l’esterno degli spalti.

Un sparo in quella direzione, detto “tiro ficcato” cioè verso un obiettivo preciso, avrebbe avuto poche probabilità di centrare il bersaglio.

Si preferì utilizzare i “tiri strisciati”, ovvero lanciare pesanti palle (di pietra o metallo) ai fianchi degli assalitori, con la certezza di ottenere risultati migliori.

Le molte aperture praticate nelle mura per il posizionamento di cannoni, presenti ai lati di ogni baluardo e chiamate “troniere”, erano protette, anche alla vista, da potenti “orecchioni” (parte stondata del baluardo), e vennero collocate (cerchio rosso) nei tratti di collegamento tra baluardi e cortine facendo in modo di permettere la modifica dell’angolo di tiro riuscendo a coprire, come visibile nell’immagine, una discreta area.

Praticamente ogni postazione difendeva l’adiacente cortina e il baluardo di fronte, cioè quello a lei più prossimo.

Simpatico ed originale l’appellativo di “traditori” attribuito ad alcuni cannoni sistemati più in basso e ancor meglio nascosti..

di Enzo Puccinelli

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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