Le ombre del Serchio antico

Le ombre del Serchio antico

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I lucchesi devono tanto al loro Serchio, comprese molte preoccupazioni.

Il comportamento volubile e talvolta distruttivo del nostro bellissimo fiume ha impegnato risorse e ingegno per secoli, si potrebbe ormai dire millenni, al solo scopo di tenerne a bada l’esuberante temperamento.

Oggi, da Saltocchio, ovvero il punto in cui il corso d’acqua lascia repentinamente il solco tra le montagne e si immette in una vasta pianura, sono state innalzate fra fine Settecento e il 1830 potenti opere di contenimento, allo scopo di condurre l’acqua al mare senza danni; ma non è sempre stato così.

Il percorso antico del fiume era assai diverso: l’Auser (questo il suo antico nome), ovvero il ramo principale, uscito dalla valle proseguiva verso sud-est toccando luoghi come Lunata (con riferimento a un’ansa del fiume stesso), Antraccoli, la cui collocazione “tra le acque” ancora riecheggia nel toponimo per andare a rifornire un grande lago che si estendeva fra Altopascio e Bientina e ancora più a sud. Da Saltocchio però si staccava anche un piccolo Auser, un Auserculus appunto che tagliava subito verso ovest, scendendo obliquamente fino a infilarsi nelle strette di Ripafratta e da lì verso il mare.

Ma non è finita: c’era un terzo ramo, quello che poneva Antraccoli “tra le acque, ovvero un lento corso che congiungeva l’Auser con l’Auserculus. Questo canale, grosso modo esiste ancora oggi, con il nome di Ozzeri, il cui toponimo ricorda da vicino l’antico nome del ramo maggiore, mentre Serchio deriva dal piccolo Auserculus.

A seguito numerosi interventi di ingegneria idraulica (con tanto di risvolti miracolosi) il primo ramo si è progressivamente estinto e il Serchio ha assunto la sua morfologia attuale.

Nella foto, ripresa nel 2018, è inquadrata una zona agricola fra la via del Brennero e il fiume, poco prima della rotatoria dell’Esselunga di Marlia. Il satellite di Google Maps è riuscito a cogliere le diverse sfumature di colore dell’erba in parte ingiallita dei campi che sottolineano il divagare del fiume fuori dall’alveo.

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La diversità del colore del manto erboso dipende dal diverso contenuto di umidità del suolo: terreno più arido, erba più gialla.

Il contenuto di umidità è dovuto alla diversa composizione o densità del suolo. Nel nostro caso una diversa distribuzione dei depositi alluvionali antichi.

Questo fenomeno è ben noto e sfruttato anche nella ricerca archeologica perché le strutture murarie sepolte, se non sono a gran profondità, contribuiscono a rivelare la loro presenza grazie al diverso colore del manto erboso.

Naturalmente il procedimento non è così automatico ma con una dose di fortuna si ottengono notevoli informazioni senza rimuovere una zolla di terra.

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di Nicola Bianchini

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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