Uno “Sciabigotto”

Uno “Sciabigotto”

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Cari bambori lucchesi, c’è una parola der nostro vernaolo, che ancor’oggi si sente mentovare spesso: Sciabigotto!!!

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Cioè, sarebbe addì, ‘buono a nulla’, ‘incapace’ in italiano stietto. 

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Ma un’è propio esatto iolai.

È ammetà tra’bbischero e’ccoglione, invero!

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Un’è vero nimmo, quello che dicino taluni che vien dalla storpiatura lucchesizzata di ‘chien bigots’, (cani Bigotti) che dicevino di noi gli ufficiali francesi ar tempo della Maria Luisa di Borbone perché un se ne voleva sapè di applicà un certo editto, ditto di Saint Cloud; un troiaio di legge.

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Un’è vero nemmen che è la congiunsion delle parole ‘sciapito e bigotto’, poiché noi lucchesi è vero che si tira a risparmià su tutto, ma quando si favella, visto che è gratisse, un si finisce più.

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La parola è dimorto più antica ed è nata verso ir ‘500 o giù di lìe, a marina di Lucca (Via Regia un tempo, Viareggio ai nostri giorni). 

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Deriva dalla sciabiga che è una rete per pescà dalla riva usata da persone di mórto anziane, che un henno più in grado di andar per mare, e spesso rimbiscarite ammodino. 

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Dartra parte, chi volevi che fusse stato, infine, a inventassi un’aggettivo come codesto quie, se non un lucchesaccio malefio co’ il salmastro in der cervello?

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di Mimmo Tattrabacco

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Francesco Gioli (1846-1922) Olio su tela, cm. 63×138 “La sciabica”

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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