Moda e belleśza all’autlet

Moda e belleśza all’autlet

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Premètto che quando vai ne’ pòsti, anco se ‘un ti garbin, se ci vai con chi ni vòi bène, ci vai più volentieri.

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Sicché, siccome comandino i figlioli, òggi m’è toccato portà vello grande, guasi maggiorenne, all’autlet DANA che, per l’innioranti che ‘un lo sanno , sarébbe un paesin tutto negośzi, che ci pòi comprà i vestiti a sconto.

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Vedessi pòstino: ponti, rii, casine, tóri finte, bari, restoranti e botteghe di tutte l’ispecie co’ vestiti méglio, delle méglio marche, a’ méglio preśzi ( méglio che alla fiera der Giannotti, DANA ).

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Arivati lì, siccome ir mi figliolo era stato chiaro che se ce lo portavo, vienivin anco du’ su’ amici ( e io dovevo sta a distanśa armeno di 5 pertiche ) hó parcheggiato a gratisse e n’hó dato lascio a tuttettre.

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Prima, siccome anco se son lucchese strinto ‘un sono, n’hó regalato 10 euri per compraccisi tutti i vestiti pe’ ll’inverno dicendo che ci si facesse avanśa i sordi per l’atostrada : prima, l’andata avevo pagato io, io lai, òra toccava a lù!

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Lù ‘un m’ara parso tanto ‘ontento, ma si sa, i figlioli a accontentalli ‘un ci si fa mai!

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Io, ho fatto du’ giri po’, quando ho inteso che giravo ar tondo, mi son messo a sede’ e ho detto: “Vai, òra girate voi, che vi guardo io!”

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Pareva d’esse in Fillungo, gente di tutte le raśze, di tutte l’età, di tutti i tipi e soprattutto di tutt’i vestiti.

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Giovanotti vestiti a vecchi, vecchi vestiti a giovanotti, òmini gonfi palestrati co’ tatuaggi, òmini gonfi per un altro verso, donne spupporate, chiappe a giro, passeggini un fottio, donne rifatte, òmini sfatti, chie co’l’aradio a sentì le partite, chie cor sacchetto fòri a fumà ( a guarda’ i culi sopra mentovati ) e via discorendo.

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I péggio vestiti erino quelli come me della mi’ età ( 45 ierdilà ) donne e òmini che da lontano ‘un intendevi qualo era ir fogliolo e qualo su pa’ o su’ mà ma po’ , se s’avvicinavino , intendevi eccome!

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“Dietro liceo davanto museo” vieniva da dì.

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La MODA è cosa curiosa!

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Io, percarità, mi vesto come vièn, uno śoccolo e ‘na ciabatta, du’ cenci e vvia! Ma lì c’era dell’intenditori-stilisti-ammodo perché hó visto roba che ‘un sapevo neanco esistesse o che, s’esistesse, servisse per vesticcisiesse.

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Quand’avevo l’età de mi’ figlioli usava la roba anni 70, pantaloni a śampa di leofante e via! Mi’ pa’ e mi’ ma’ me la ‘ompravin più volentieri perché mi riordava di quand’erin giovani lòro! Òra che l’età lòro l’hó io, usa la roba di vand’ero giovanotto io, moda anni ‘80 e ‘90 e io ni ‘ompro più volentieri DANA perché mi riorda anco a me la gioventù.

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E la belleśza? 

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Una vòrta, a tempi der mi nonno, sarà perché avevin fatto la fame, ma la donna piaceva pienotta, co lle su belle formine, puppore e fianchi ar su’ pòsto e se c’aveva la cellulite chi ci guardava?!?!

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Òra mi sembra che ir modello di donna sia più la donna-òmo, androgenaTA, secca rifinita, culino strinto, ciccia nulla, cellulite succhiata. Ir muso po’, se sei ‘osi, per forśa l’hai sempre co lla ghigna! 

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E ci redo! 

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Mangia, io lai, vedrai che ti vien da ride’ !!!

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‘Un vòi mia mette quelle donne col su’ bel sorriso, simpatie, che stanno allo scherśo, che ‘un si fan problemi a mangia’ quando si mangia e beve’ quando si beve’!?!

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La donna più bella ar mondo, secondo me ( ma ‘un me ne intendo) è Vanessincontata vella della television!

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“Marianna cane, tranpopò m’iscordo di compranni uguale alla mi figliola!”

( Sapete che “Marianna cane” è imprecazione tipica lucchese perché riferita a Elisa Baciocchi – vero nome Marianna Bonaparte )

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Vado ner primo negośzio, piglio, vado a paga’ e via.

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Quando pago, siccome ir bancomatte faceva le mattíe, la commessa per fa la simpatia mi fa:

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“Sei di Livorno?”

“Noe” dico

“Sei di Pisa?”

“La tu’ sorella!”-penso

“Sei di Prato?”

“Noe! Di Lucca!”

“Di dove?”

“Di Lucca”

“Non ci credo”

“Voi vede’ la patente?”

“Sì…devo…”

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Ni faccio vede e come vede l’indiriśzo piglia ir microfono e urla:

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“Attenzione, attenzione, notizia straordinaria…c’abbiamo un lucchese a spende’ i soldi!!!”

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Io lai! Du’ menuti e fòri per le vie c’era ‘r finimondo! Fòi d’artificio, trenini ballati, coriandoli, commesse che ballavino la poldens, gente in braette gente che cantava …

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Ariva ‘r mi figliolo e fa:

“Lo sapevo che mi facevi fa una parte di mxxxx! Andiamo via, ‘un ti ci porto più!

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Appartetutto, la scena più bella che ho visto, è stata una mamma che allattava ir su’ bimbino. Educata, appartata, discreta, dolce, materna… bellissima!

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de Il Lustro

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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