Pane e spicca

Pane e spicca

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“Mamma ho fame. Si fa merenda?”

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Quattro occhioni guardano in su, in attesa di risposta.

Il piccolino assiste, confidando nella capacità persuasiva della sorella.

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“Non sono ancora le quattro, poi vi ripiglia fame prima di cena!”.

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“Mamma ma noi abbiamo fame!” e il maschietto fa sì con la testa riccioluta.

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Vengono tagliate 4 fette di pane e consegnate ai pargoli con… messaggio vocale:

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“Ecco, due per ognuno. Coglietevi i fichi! E la spicca è sotto l’albero. E rimettetela al su’ posto che dopo non si ritrova… Poi chi lo sente pappà…”

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Poteva essere così una conversazione, pure quella a cui ho assistito era simile.

Una scena normale, in campagna, dove nelle corti erano spesso presenti piante di fico.

E la merenda in questo caso la possiamo chiamare “Pane e spicca” ma anche “ingegno” senza il quale si poteva restare col solo pane.

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Ma veniamo ad oggi.

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Il mio fico è di varietà Dottato. Cioè fa i frutti due volte l’anno.

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I primi, chiamati Fioroni, maturano a metà giugno/luglio e provengono da gemme che iniziano a formarsi proprio di questi tempi.

Gli altri dopo Ferragosto/settembre sono i fichi “veri”, secondo me più saporiti dei fioroni, anche se visivamente meno belli.

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Ora siamo alla fine.

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Per la verità, i fioroni non sono stati molti, sciupati anche dalla troppa acqua di Maggio.

E quelli, diciamo così, sulla rinfrescata, hanno subìto il caldo eccessivo.

Comunque quelli pronti da mangiare, sono stati ottimi con molta parte zuccherina.

Ciò detto, stamani mi apprestavo a cogliere gli ultimi… ritardatari con la spicca, la canna d’india a cestello, apposta per quelli più alti.

Il suo nome deriva dal verbo SPICCARE, cioè staccare, strappare e quindi anche rubare.

Non per nulla in tante zone è chiamata anche LADRA.

Quindi l’attrezzo che spicca, da cui il nome.

E ora, dopo 3 mesi di soggiorno all’aperto, è giunto il momento di riporla all’asciutto per ritrovarla intatta a fine primavera prossima.

In tutto questo trafficare, mi son venute a mente le nostre merende da bambori.

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La fetta di pane con il pomodoro strusciato sopra; con sale olio e aceto; con burro, magari fatto in casa sbattendo la parte grassa del latte bollito di stalla, e poi zuccherato; con i rari affettati o un formaggino ed erano rigorosamente panini a doppia fetta, una sopra e l’altra sotto.

E i fii/fichi: facevan da padrone anche sulla fetta di pane, neri o bianchi che fossero. Una sorta di marmellata spontanea.

Già, così facevamo e stamani sarebbe stata l’ultima occasione , visto che il fico ormai ha dato….

Accesa la lampadina, a pranzo ho voluto riprovare il gusto di questo antico nutrimento.

Pane integrale e parte degli ultimi fichi, la fatica finale di stagione per la mì spicca.

Che dire? Parafrasando Carosello: “Ottimo direi! Son fii miei!”.

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di Giuseppe Pardi

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il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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