Le fatiche di Pasqua

Le fatiche di Pasqua

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Questo raccontino in Vernacolo riassume brevemente cosa facevamo noi bamboretti (ragazzini) nel periodo pasquale.

Dalla benedizione delle case, alla preparazione delle funzioni della Settimana Santa, le così dette cerimonie, fino alla Pasqua stessa.

La parrocchia di Nozzano Castello veniva divisa in 4 zone, coincidenti con altrettanti i giorni di benedizione di case, ma anche stalle e altri ricoveri di animali.

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Un dipinto raffigurante la Contessa Matilde

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E anche noi, che a quel tempo eravamo numerosi, formavamo 4 gruppi. E ovviamente c’era la gara a chi toccava la zona più… generosa, in rinfreschi e mance…..

Al Gloria della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo, le campane erano considerate legate, cioè mute, per cui il suono veniva simulato con la traccola, strumento che emetteva, girando una manovella, suoni secchi simili al “cra” di una raganella.

Da cui appunto il nome Raganella ma anche Tricche-tracche.

Le campane erano slegate nella misteriosa e suggestiva Veglia del Sabato sera, al Gloria durante la Messa di Pasqua.

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La traccola

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Le fadighe (fatiche) di Pasqua

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Il prete, di questi tempi vì, passava a benedì le ‘ase per cui andavin sgrumate ben benino, compreso stalle, stallini, pollai, cantine…. Noi bamboretti chirichetti (chierichetti) lo accompagnavimo, ognun co’ su’ compiti.

Chi aveva la borsa con i fogli da lascià, chi quella da riempì con le buste dell’offerte (che interessavin di molto al Sor Rettore/parroco), a chi toccava portà il pennello (aspersorio), varcunaltro l’acqua santa….

S’era divisi in più gruppi e ci contendevamo (bisticciavamo) per andà a fà le zone meno tirchie. Il prete diceva le preghiere e dava la benedission.

Poi l’accompagnavin nelle varie stanse, perché ni volevin far fà un servissio ammodin.

Se c’erin le bestie, anco una spargolata santa a loro un ni facea male di siguro.

Capitava che quarcun facesse un rinfreschin: noaltri si mangiavin i dorci come lotri (avidamente) e un po’ di vermutte o marsalla ci stavin benin.

A volte anco per noi davin una busta d’offerta.

La sera erimo stracchi morti e anco un po’ inciucchiti.

Finiti i bagordi, dovevimo inizià le cerimonie, cioè far le prove per preparà ben le funsioni della Domeni’a delle Palme e di tutti vellartri giorni della Settimana Santa.

Al Giovedì Santo le ‘ampane venivin leggate, cioè erin ammutite, un si tramutavin più fin a Pasqua.

Per avvisà dell’ore per esse in chiesa, s’andava a giro con la traccola e si girava una manovella per fanni fà rumore: un cra cra come costumin le bodde in amoro.

Po’ dai dai, il giorno di Pasqua! Ce l’erimo proprio meritato di aprì vell’ovo di cioccolata e vedè quel che c’era drento!

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Testo e foto di Giuseppe Pardi

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Nozzano Castello

il Lustro
dario.barsotti@hotmail.it
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